Correggio e Parmigianino, Arte a Parma nel Cinquecento

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Due opere del Correggio, La Pietà e il disegno per il parapetto della Cattedrale di Parma, di proprietà  della Fondazione “Il Correggio”, della quale ho l’onore di essere vice-presidente, sono presenti alla mostra “Correggio e Parmigianino, arte a Parma nel Cinquecento” dal 12 marzo al 26 giugno 2016 alle Scuderie del Quirinale di Roma.

La mostra, della quale la Fondazione è uno degli enti patrocinatori, è curata da David Ekserdjian, uno dei più importanti studiosi del Correggio e si preannuncia un grande successo, con opere incredibili provenienti da mezzo mondo.

Ekserdjian

La Pietà (olio su tavola, cm. 34,2 x 29,2) è un’opera giovanile, databile indicativamente fra il 1518 e il 1520. Acerba per alcuni versi ma estremamente raffinata per altri. Il primo aspetto che balza all’occhio è la narrazione affettiva del soggetto, nella quale Correggio era maestro e grazie alla quale si è distinto su tutti i suoi contemporanei. Il soggetto deriva direttamente dalla tipologia del Vesperbild tedesco, la raffigurazione della Madonna con in grembo il corpo del Cristo morto, poco diffusa in Italia fra fine Quattrocento e inizio Cinquecento e trattata da Correggio in questa piccola tavola ad uso devozionale, con grande intimità, ponendo l’accento più sul legame umano fra Maria e Cristo che sul loro ruolo divino. In particolare la vicinanza dei volti fra i due personaggi è un elemento nuovo in questo tipo di raffigurazione come anche il modo della Vergine di sorreggere la gambe del figlio, accavallando la destra sulla sinistra per non fare scivolare il corpo. Entrambi i gesti sono un modo di Maria di stringere a sé il figlio privo di vita in un ultimo, toccante abbraccio.

Un altro elemento imprescindibile di quest’opera è il paesaggio sullo sfondo: uno squarcio di luce che illumina la scena piuttosto cupa. Il fondo arboreo del dipinto si apre, sulla sinistra in una veduta chiara e nebbiosa, composta per velature delicate, che rivela il debito del Correggio con la pittura di Leonardo da Vinci.

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Lo Studio per il parapetto della Cattedrale di Parma, un piccolo disegno a sanguigna e inchiostri su carta, oltre ad essere un documento  del “making of” del capolavoro epocale del Correggio maturo, la cupola affrescata del Duomo di Parma, ci mostra la straordinaria abilità dell’Allegri disegnatore.

Il Correggio, noto per il suo colorire, mostra in quest’opera tutta la sua padronanza del disegno e della composizione, rivelando di essere un artista completo, padrone dei volumi corporei e di un tratto morbido e deciso allo stesso tempo.

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I due prestiti della Fondazione Il Correggio alla mostra romana dunque aprono e chiudono la parabola artistica del Correggio, accompagnandoci dalla sua giovinezza alla sua maturità attraverso strumenti espressivi diversi, nella conoscenza di questo colosso del Rinascimento.

Un’altra opera presente in mostra, alla quale la nostra Fondazione è particolarmente legata, è “Il Creatore in gloria fra gli angeli”, dei Musei Vaticani. La tela, cimasa del Trittico di Santa Maria della Misericordia, smembrato e disperso, per la prima volta esce dai Musei Vaticani per una mostra come originale del Correggio e non più come “maniera del Correggio” dopo la nostra riattribuzione.

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Fra gli sponsor della mostra non si può non citare Webranking, azienda leader nel search marketing con base a Correggio, che ha creduto nel sostegno della cultura e delle eccellenze artistiche del territorio.

 

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HYENA SOLO SHOW2001-2016, quindici anni di opere

 

 

Dieci anni insieme a un artista sono tanti e in un decennio si impara a conoscersi davvero bene.

Ho iniziato a lavorare con Hyena nel 2006. Ho visto nascere il suo lavoro, discusso fino a tarda ora di nuovi progetti, scritto tantissimi testi critici, comprato e venduto non so più quante opere.

Hyena ha tutte le caratteristiche che deve avere un artista di successo:

– ha una grande curiosità accompagnata da una cultura multidisciplinare che spazia dalla pittura, al cinema alla musica, fino alla poesia

– ha uno stile definito che si riconosce fra mille tentativi di imitazione e che sa rinnovarsi pur rimanendo fedele a sé stesso

– è un vero professionista, serio, concreto e affidabile (perché con la formula “genio e sregolatezza” non si va da nessuna parte)

Seguire un artista nella doppia veste di critico e mercante è un’ esperienza ricca e varia il cui esito naturale non poteva che essere una mostra monografica per celebrare i suoi primi 15 anni di carriera.

“Hyena Solo Show, 2001 – 2016, quindici anni di opere” è un percorso che si snoda attraverso tutti i capitoli principali della storia di Hyena.

La mostra si apre con “Catone e la Route 181”, progetto con il quale Hyena mosse i primi passi nell’arte contemporanea, con scatti realizzati nel sud della Francia, a Saintes-Maries-de-la-Mer, durante il raduno dei gitani per la festa di Santa Sara nel 2001.

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Catone e la Route 181, 2003, tecnica mista su metallo, cm. 75 x 100

Ampio spazio è dedicato alle serie sul nudo femminile che hanno reso famoso l’artista e che celebrano la donna sotto diversi aspetti, da quello di “dea madre” a quella di “compagna e amante”.

Hyena, 70100, Venere XXI, 2006, tecnica mista su juta, 150 x 100

Venere XXI, 2006, tecnica mista su juta, 150 x 100

Presenti, inoltre, opere della serie “Landscape”, che coniuga suggestioni padane con il paesaggismo giapponese passando attraverso echi nordeuropei,

hyena, albero, 80x120, 2010 arch. 1008 per mail

Landscape, 2010, tecnica mista su tela, 80 x 120

accanto alle opere della suggestiva serie “Roots” con i suoi alberi dalle radici fluttuanti nel vuoto

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Roots, 2009, tecnica mista su tela, cm. 130 x 90

La passione per la musica, che da sempre accompagna Hyena accanto a quella per la fotografia, ha dato vita alla serie “II/IV/I” dedicata al jazz e alla danza contemporanea con le prime opere che contengono movimento e un accenno di colore.

Hyena, MMVIII, PAG 59, 2008, 120 x 100, x mail

Senza titolo, 2008, tecnica mista su tela, cm. 120 x 100

Hyena, 80103, MMVIII, pag 31, 2008, 120 x 100 x mail

Senza titolo, 2008, tecnica mista su tela, cm. 120 x 100

Ultimo lavoro, infine, la serie “Vanitas”, nature morte di ispirazione rinascimentale che riflettono sulla caducità della vita.

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Vanitas, 20016, tecnica mista su tela, cm. 80 x 80

In mostra ho dato spazio anche a anche diverse curiosità, importanti nel percorso artistico di Hyena, dai libri d’artista a video e cortometraggi.

Hanno sostenuto la mostra Comune di Correggio, Galleria de’ Bonis, Banca Generali Private Financial Planner

Non vi resta che andarla a vedere.

Hyena, Solo Show

2001 – 2016, quindici anni di opere

A cura di Margherita Fontanesi

Museo “Il Correggio”, Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7, Correggio (RE)

27 febbraio – 27 marzo 2016

Orari di apertura: sabato 15,30-18,30, domenica 10-12,30 e 15,30-18,30, gli altri giorni su appuntamento.

Catalogo disponibile in mostra.

Info: tel. 0522 691806, museo@comune.correggio.re.it, http://www.museoilcorreggio.org

solo show

 

 

Il Segreto dei Giusti

 

Da dove nasce una mostra?

Questa in particolare è nata da un luogo: il Giardino dei Giusti del museo Yad Vashem di Gerusalemme, Il Memoriale per la Shoah, dove ho incontrato le storie di uomini che hanno rischiato la vita per salvare altri uomini.

Poi l’idea di questa mostra si è rafforzata con la lettura di un libro: “La bontà insensata, il segreto degli uomini Giusti” di Gabriele Nissim che sonda il confine fra eroismo e normalità affrontando tante storie di vite strappate alla Shoah.

Infine si è sviluppata con l’incontro di artisti e galleristi speciali che mi hanno prestato o prodotto per questa occasione opere stupende con le quali abbiamo messo in luce quello che è il segreto degli uomini Giusti.

Non da ultimo è stato determinante il contributo di alcuni storici con i quali  ho avuto importanti scambi di opinioni che mi hanno aiutato a non farmi confondere dall’emotività perché non è con questa che si capisce la Storia  e nemmeno si fa una buona mostra.

Una leggenda ebraica che compare nel Talmud di Babilonia narra che, dall’inizio del mondo fino alla fine dei giorni, ci siano sempre 36 uomini giusti, inconsapevoli di esserlo e ignoti a tutti;  uomini che svolgono lavori umili, dai quali dipende il destino dell’umanità. È grazie a loro se Dio risparmia il mondo dalla distruzione nonostante i peccati degli uomini.

Secondo la leggenda ogni volta che uno dei Giusti porta a termine il suo compito e scompare viene sostituito da un altro .

Uno dei compiti dell’Arte Contemporanea dovrebbe essere quello di interpretare la realtà odierna e renderla più comprensibile. Gli artisti hanno una sensibilità particolarmente acuita che permette loro di captare i cambiamenti nella società e nella Storia nonostante la ridottissima distanza temporale che, come sempre quando si è troppo a ridosso dall’oggetto dell’osservazione, li rende incomprensibili ai più.

Gli artisti dovrebbero essere insomma le avanguardie del nostro tempo e interpretarne lo spirito, quello che Hegel, nelle sue lezioni sulla filosofia della storia, chiamava Zeitgeist.

Il linguaggio per immagini dell’Arte figurativa, elude la ragione e viene interpretato direttamente dalla sensibilità individuale. Fa appello a una sfera emotiva di vissuto personale che può diventare una leva importante per muovere e sostenere la ragione nella comprensione di fatti più grandi dell’Uomo.

Troppo raramente l’Arte Contemporanea si accosta ad altre discipline come strumento di conoscenza complementare e questa sua assenza la impoverisce molto relegandola spesso a status symbol intellettuale, a nicchia di speculazione filosofica per pochi o, peggio ancora, finisce per chiudersi in un circolo autoreferenziale in cui chi la produce, chi la interpreta, chi la espone e chi la vende fa riferimento solo ad essa stessa isolandola dal resto del mondo.

Se quella dei 36 Giusti è una leggenda biblica, l’esistenza di tanti Giusti fra le Nazioni è realtà.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, in tutto il mondo, persone eccezionali nella loro normalità, hanno salvato tantissime vite umane dalla Shoah.

Nel 1963 il museo Yad Vashem, ha istituito una commissione, guidata da un membro della Corte Suprema Israeliana che, con rigorosi criteri di selezione, ha iniziato a valutare le storie degli ebrei salvati dall’Olocausto. “Giusto fra le Nazioni” è il riconoscimento più alto per lo Stato israeliano e la commissione dello Yad Vashem garantisce ai Giusti comprovati la Nazionalità onoraria, un sostegno economico e, in caso di necessità, un sostegno per le cure mediche. Fino agli anni Novanta per ciascuno dei Giusti riconosciuti veniva piantato un albero nel Giardino dei Giusti del museo poi, essendo terminato lo spazio per le piantumazioni, i loro nomi hanno trovato posto in un muro all’interno del giardino stesso.

Mirko Baricchi, Paul Beel, Ariela Böhm, Alfio Giurato, Fosco Grisendi, Ester Grossi, Lea Golda Holterman, Federico Infante, Massimo Lagrotteria, Marco Martelli, Matteo Massagrande, Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Pugliese, Tobia Ravà, Max Rohr, Matteo Tenardi, Wainer Vaccari sono gli artisti che ho scelto per raccontare questa pagina di Storia.

Il Comune di Correggio, Galleria de’ Bonis, Bonelli Lab, Bonioni Arte, Punto sull’Arte, Cardelli & Fontana Arte Contemporanea , Galleria Restarte, Spazio Testoni, Federico Rui Arte Contemporanea  e M77 Gallery sono stati i partner che hanno reso possibile questa mostra.

Il conteggio della commissione di Yad Vashem è arrivato a riconoscere ad oggi  25.700 Giusti, dei quali 634 italiani .

Un numero così superiore al 36 della leggenda del Talmud restituisce una certa speranza nell’umanità e nelle persone sulle quali il suo destino poggia.

 

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INVESTIRE IN ARTE: COME SCEGLIERE UN ARTISTA E UN’OPERA

Una volta individuato il segmento storico a cui volete dedicarvi è il momento di stringere il cerchio e scegliere un’opera.

Partiamo dal presupposto che il motivo che via ha portato ad accostarvi all’Arte sia la ricerca di una nuova forma di investimento, non tanto la passione per la materia: quella seguirà a ruota, anche se adesso siete scettici. Sappiatelo, l’arte diventa una malattia!

Se siete alle prime armi vi consiglio di lasciar perdere il “talent scouting” e di andare sui classici: nomi consolidati che abbiano una fama stabile da anni. Artisti che abbiano un curriculum ricco, una storia espositiva articolata (non solo in gallerie private ma anche e soprattutto in spazi pubblici), che abbiano magari vinto premi.

Se volete fare un investimento che renda nel lungo periodo il mio consiglio è di optare sulla pittura figurativa, che ha un andamento di mercato abbastanza costante, meno soggetto ad alti e bassi legati a grandi mode, fenomeno che interessa invece in misura maggiore l’arte astratta.

Quest’ultima invece può darvi buoni risultati nel breve periodo: non è raro infatti ad assistere a grandi momenti di successo di artisti – astrattisti in particolare – le cui quotazioni si impennano vertiginosamente per pochi anni per poi crollare di colpo una volta sparita la moda. Valutate il tipo di investimento e giocate di tempismo quindi! Per un’analisi degli artisti più in voga diversi sono gli strumenti che vi possono essere utili:
– le riviste specializzate: Arte, Il Giornale dell’Arte, Artribune, Espoarte, solo per citare le principali.


– la consultazione dei cataloghi d’asta, che potete ricevere in versione cartacea (a pagamento) in abbonamento o che potete trovare on line sui siti delle singole case d’asta.
– le televendite che sconsiglio come mezzo d’acquisto diretto ma sono interessanti come strumento di consultazione e abbastanza indicative delle tendenze in corso.
All’interno della produzione di un artista è necessario sapere scegliere l’opera più efficace e più capace di “performare” moltiplicando il vostro investimento.
Non fatevi tentare dai prezzi più convenienti delle tirature multiple o vi troverete presto con un pugno di mosche : acquistate pezzi unici tenendo presente che per quanto riguarda la scultura si considerano pezzi unici le opere riprodotte fino a 8 esemplari.
Le opere solitamente più importanti sono gli olii su tela, da non confondere con gli olii su carta che hanno un valore un po’ inferiore. Il mio consiglio è di scegliere opere di medie dimensioni: quelle troppo piccole o troppo grandi vi risulteranno in futuro più difficili da rivendere perché troppo poco importanti le prime e troppo difficili da collocare (anche fisicamente!) le seconde.
Avendone la possibilità scegliete un’opera rappresentativa di quell’artista, un soggetto a lui caro che lo abbia reso riconoscibile al grande pubblico: evitate soggetti minori, o opere degli esordi che riserverete magari a un momento successivo della vostro viaggio nel collezionismo.
Se disponete di un budget limitato un’ opzione molto interessante può essere la scelta di un disegno. Queste opere, meno prestigiose e costose degli olii su tela, sono tuttavia spesso molto rappresentative dello stile di un artista e hanno l’unicità di catturare l’idea dell’artista nel momento in cui nasce e di fissarla prima che venga elaborata nel lavoro finito. Proprio per questo anch’esse hanno la capacità di acquistare maggior valore nel tempo.

In ultima analisi però vorrei porre alla vostra attenzione un dato imprescindibile sul quale troppo spesso e a torto si sorvola quando si parla di Arte e finanza: la godibilità del bene, il pregnante dividendo estetico e culturale dell’opera. Anche se ciò che muove la vostra scelta è la ricerca di un investimento diverso dal solito vi ritroverete comunque, per tutto il tempo che resterà in vostro possesso, un’opera che accrescerà la vostra cultura, la vostra capacità di vedere il mondo e anche il modo in cui gli altri guarderanno a voi.

INVESTIRE IN ARTE: ANTICO, MODERNO O CONTEMPORANEO?

Una volta che si è scelto di addentrarsi nel mercato dell’arte e sperimentare questa nuova forma di investimento, si pone la prima grande scelta: a quale periodo dedicarsi? Antico, Moderno e Contemporaneo sono infatti macro comparti estremamente diversi non solo dal punto di vista estetico e nella sfera di significati e valori che abbracciano ma diverso è il loro valore economico e la resa che possono avere nel tempo oltre alla loro diversa capacità di reagire agli shock esogeni.

Partiamo dal presupposto che un’inclinazione personale di massima vada seguita: un acquisto non sentito è sicuramente un acquisto sbagliato, che non si godrà appieno e che non si saprà eventualmente rivendere con la giusta lucidità e secondo il suo effettivo valore.

Nell’ambito del mercato dell’Arte – perché nella Storia dell’Arte la scansione cronologica è diversa – per Arte Antica si intende tutta quella creata fino al ‘900. Moderna è considerata l’ Arte dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri, mentre Contemporanea si considera la produzione artistica degli ultimi 30-40 anni e quella di oggi.

L’Arte Antica è forse quella più immediatamente comprensibile perché figurativa, perché è l’Arte che “abbiamo studiato a scuola”, perché ha un’estetica formalmente riconosciuta come “bello”. Si tratta dunque di opere psicologicamente rassicuranti, anche in nome della loro antichità, il loro mercato è tuttavia più rarefatto, data la più difficile reperibilità di opere e l’altrettanto difficile certificazione della loro autenticità. I prezzi dell’Antico sono in linea di massima piuttosto importanti.

Il Moderno è per alcuni aspetti accostabile all’Antico anche se già un po’ più complesso: ci sono periodi come quello Impressionista e l’Ottocento in generale, molto amati dal grande pubblico: si tratta di un’epoca che ha visto nascere la maggior parte dei generi pittorici a noi noti: il paesaggio, il ritratto moderno, le scene di genere.

Più ci si inoltra nel Novecento più, con l’avvento dell’Astrattismo e dell’Informale, la materia si fa varia e complessa benché anche molti neofiti dell’Arte abbiamo con la pittura non figurativa dei veri colpi di fulmine. Questo settore ha avuto negli ultimi due anni qualche oscillazione e rendimenti abbastanza contenuti ma costanti, soprattutto per quanto riguarda i grandi nomi della figurazione che hanno fatto la Storia dell’Arte: per capirci, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Renato Guttuso, pur oscillando, non daranno mai grandi delusioni perché sono fra gli artisti che hanno scritto la Storia dell’Arte.

 

Il contemporaneo è uno dei settori più controversi ed affascinanti allo stesso tempo: parla la lingua dei nostri giorni con i mezzi dei nostri giorni e descrive la società e l’attualità nel momento in cui la viviamo.

L’Arte Contemporanea anche in questi anni di crisi è quella che ha mostrato la maggior capacità di recupero e che offre i rendimenti più alti e il secondo Novecento in particolare è il comparto temporale sul quale oggi è più consigliabile investire. Inoltre grazie alla sua vicinanza storica, al fatto che gli artisti sono spesso viventi e gli Archivi di riferimento sono recenti e ben organizzati, la certificazione di autenticità delle opere è quella che risulta più semplice e sicura.

E ora, a voi la scelta.

Non dimenticate comunque mai che alla base di una felice esperienza di questo tipo di investimento sta una buona conoscenza della materia per cui, se siete ai vostri primi passi nel mondo nell’Arte, non mancate di confrontarvi con un esperto.

INVESTIRE IN ARTE: PERCHE’ NO?

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Da sempre e oggi più che mai l’arte è considerata a livello economico un bene rifugio: I wealth managers delle banche consigliano di allocare in portafoglio in tele e sculture tra il 3 e il 5%[1] del capitale da investire.

In realtà l’arte è molto di più: un universo complesso e magnetico che coinvolge l’uomo in una grande varietà di aspetti.

L’arte è un’interpretazione della realtà elaborata dall’artista che se ne fa traduttore e che ci offre un distillato dell’epoca in cui vive con tutta la sua complessità sociopolitica, spirituale, estetica e di costume. Appassionarsi all’arte significa dunque sì investire ma anche conoscere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda.

A differenza di tutti gli altri settori di investimento quello artistico ha il potere di cambiare la vita del collezionista non solo economicamente ma anche a livello di raffinatezza intellettuale, e di aprirgli una rete di relazioni con artisti, altri collezionisti e operatori del settore, che può rivelarsi preziosa anche a livello di buisness.

Infine, realisticamente parlando, l’arte è da sempre uno status symbol e un indice di potere: l’opera d’arte non è un oggetto industriale prodotto in serie che tutti possono avere ma un pezzo unico che parla non solo della capacità economica di chi lo possiede ma anche della sua sensibilità culturale.

L’opera d’arte, se comprata con consapevolezza e con l’aiuto di una guida esperta che aiuti ad orientarsi nella complessità del mercato, può moltiplicare il proprio valore.

Ecco lo scopo di questa breve guida: offrirvi un primo aiuto per inoltrarvi in modo sicuro nel complesso mondo del mercato dell’arte.

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[1] Fonte: Marilena Pirrelli, Il Sole 24 Ore, sabato 17 agosto 2013, pag. 6

LA SELVA OSCURA – Giornata della Memoria 2015

 

la_selva_oscuraLA SELVA OSCURA

17 gennaio – 13 febbraio 2015

inaugurazione domenica 18 gennaio h. 17.00

Museo “Il Correggio”, Correggio (RE)

il 27 gennaio 2015 ricorre il 70° anniversario della liberazione del Campo di Concentramento di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa.

Sarà una ricorrenza particolarmente sentita, a livello mondiale, anche perché di anno in anno, i testimoni diretti sono sempre meno.

“La Selva Oscura” è la mostra collettiva che ho curato per questa ricorrenza e mette a confronto artisti ebrei e non sul tema della memoria  della Shoah attraverso la metafora del bosco e degli alberi.

Nella cultura ebraica il bosco è strettamente legato alla memoria: si usa infatti piantare alberi, o interi boschi, per ricordare le vittime della Shoah e i “giusti”, i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista.

L’albero e il bosco sono metafore delle vittime dell’Olocausto ma possono assumere anche un’accezione più vicina al concetto di “selva oscura” dantesca nella quale “la diritta via era smarrita”. Il bosco si connota in questo caso come luogo dello smarrimento dell’umanità intera di fronte a quel capitolo oscuro della Storia che è stata la “Soluzione Finale” nazista.

I boschi sono stati altresì luoghi di episodi di eroica resistenza ebrea: in molte foreste dalla Bielorussia alla Lituania, si sono nascosti, organizzandosi militarmente, gruppi di ebrei sfuggiti alla distruzione dei ghetti e ai campi di sterminio e da lì hanno sferrato disperate offensive ai nazisti o hanno cercato di creare punti di raccolta e resistenza per salvare quanti più ebrei possibile.

Il bosco e gli alberi mi sono sembrati quest’anno la giusta metafora per parlare dell’Olocausto e gli artisti che ho coinvolto hanno saputo tradurre questi spunti in opere di grande forza.

Parteciperanno alla collettiva “La Selva Oscura”

Alessandro Bazan, Fulvio Di Piazza, Kim Dorland, Manuel Felisi, Giovanni Frangi, Fabio Giampietro, Hyena, Giorgio Linda, Raffaele Minotto, Luca Moscariello, Barbara Nahmad, Simone Pellegrini, Pierluigi Pusole, Tobia Ravà, Max Rohr, Hana Silberstein.

La realizzazione della mostra è stata possibile grazie al contributo del Comune di Correggio (RE), delle Gallerie de’ Bonis, Bonioni, Bonelli, Studio Raffaelli Fabbrica Eos, Restarte e del laboratorio di ricerca d’ Arte Contemporanea PaRDes.

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Per vedere e geolocalizzare tutti gli eventi nel mondo organizzati per la Giornata della Memoria del 2015 il Memorial and Museum Auschwitz-Birkenau ha istituito la piattaforma 70.auschwitz.org, nella quale si può avere un’idea della vastità delle celebrazioni previste in questo 70° anniversario e sul quale è mappata anche la nostra mostra.

Per la mostra è stato edito da Vanilla Edizioni un catalogo con testi miei e di Maria Luisa Trevisan.

Qui la versione e-book

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IL BIMILLENARIO DELLA MORTE DI AUGUSTO, FRA ARTE E TECNOLOGIA

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Oggi, 19 agosto 2014, si celebra il bimillenario della morte di Ottaviano Augusto, Princeps (rifiutò sempre infatti il termine “imperator”) di Roma che segnò il passaggio dal periodo repubblicano al principato.

Augusto, come molti uomini di potere, fece un uso grandioso della propaganda – e dell’Arte come suo strumento – per celebrare il suo principato. Fu lui a commissionare a Virgilio l’Eneide, con la quale dichiarava la discendenza della Gens Julia, alla quale apparteneva, direttamente dall’eroe Enea, figlio di Anchise e nientemeno che della dea Venere. A scopo celebrativo fece erigere anche l’Ara Pacis, simbolo della pace e della prosperità raggiunte da Roma durante la sua reggenza.

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Il suo ambizioso e quasi epico programma celebrativo era volto ad assimilare il suo regime con l’età dell’oro, una nuova epoca di semplicità di costumi, prosperità e pace universale.

Il sistema di propaganda che adottò fu così efficace che il mito della sua discendenza divina e la pace augustea furono fonte d’ispirazione nei secoli per gli assolutismi a venire.

Diverse sono le iniziative che Roma dedica a Ottaviano e ai suoi monumenti e fra queste spicca l’apertura straordinaria dell’Ara Pacis stasera, dalle 21 alle 24, con proiezioni di luce sul fronte occidentale e su quello orientale, che ricreano i colori originali dell’altare. La tecnica di proiezione digitale si basa su analisi di laboratorio, ricerche cromatiche e analisi comparative sulla pittura romana: in particolare su sculture policrome e pitture murali come quelle Pompeiane.

Non è la prima volta che questo sistema viene proiettato: il debutto fu nel 2009. Il gruppo di studio che ha lavorato sulla ricerca della cromia originale e sulla tecnologia per farla esperire al pubblico, si è costituito molti anni fa, in occasione dell’allestimento del nuovo museo.

la personificazione di Roma

la personificazione di Roma

L’approccio alla proiezione è discreto, perché non investe l’intero monumento ma due lati soltanto, permettendo un immediato confronto con il marmo bianco com’è oggi, e di taglio critico poiché – come si legge sul sito stesso del Museo: www.arapacis.it – “non si vuole colorare l’Ara Pacis “com’era” ma restituire, in via d’ ipotesi, l’aspetto prossimo all’originale di un passato lontano ma non perduto”.

Una tecnologia non invasiva, spettacolare e coinvolgente per il grande pubblico, ma con alle spalle una seria ricerca e scientifica pienamente in linea con le tendenze “edutainment” (educare divertendo) di oggi.

Negli stessi orari stasera sarà visitabile anche la mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”, in corso fino al 7 settembre, sempre al Museo dell’Ara Pacis. La mostra approfondisce le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato.  In mostra saranno esposti incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme.

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Ara Pacis a colori e mostra “L’Arte del comando. L’eredità di Augusto”

Museo dell’Ara Pacis

Orario:

Apertura straordinaria del museo il 19 agosto 2014, ore 21.00-24.00 (la biglietteria aprirà alle 21.00 e l’ultimo ingresso è alle ore 23.00), in occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto.

Biglietto d’ingresso:

Biglietto unico per “Ara Pacis a colori” e mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto” in occasione dell’apertura straordinaria del 19 agosto:
–  Ingresso Intero € 11,00
–  Ingresso Ridotto € 9,00

Informazioni: tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
 

REGGIO EMILIA: IL MUSEO TRASVERSALE

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I Musei Civici di Reggio Emilia rinnovano il proprio aspetto e aprono una nuova sezione dedicata all’ Arte Contemporanea e a un nuovo modo di concepire il Museo.

Il terzo piano di Palazzo San  Francesco ospita un nuovo allestimento, su progetto di Italo Rota, che ripropone in modo nuovo e trasversale le collezioni dei Musei (artistiche, archeologiche, etnografiche e naturalistiche).

Pezzi, spesso poco conosciuti, delle diverse raccolte sono state esposti in grandi e luminose vetrine tematiche che raccontano la storia della città, dei suoi personaggi e del suo percorso artistico unendo in modo libero e intelligente reperti archeologici, cimeli risorgimentali, ritratti di pittori, poeti, scienziati, armi ed abiti tribali portati a Reggio da esploratori locali.

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L’allestimento presenta pezzi del nostro passato in un modo che strizza l’occhio al futuro, quasi fossero oggetti conservati in contenitori ipertecnologici dai nostri successori per documentare e analizzare la nostra civiltà.

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Decontestualizzando gli oggetti e ricollocandoli insieme con libere associazioni interdisciplinari li si può vedere con nuovi occhi, scevri da antiche, pur utili, classificazioni.

E perché non associare a questo nuovo modo di raccontare la città citazioni letterarie e cinematografiche?

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Il patrimonio dei Musei diventa così fluido, rompe le barriere di collezioni, piani, vetrine e magazzini per adattarsi a un modo di conoscere il mondo che è anch’esso cambiato.

 

L’IMPORTANZA DEL MECENATISMO E DEL COLLEZIONISMO

Invito

Collezionismo e committenza sono da sempre specchio della cultura di un’epoca e termometro del gusto ma non solo: ogni commissione, ogni acquisto d’arte contribuisce a scrivere una pagina della nostra storia, è un gradino nella scala dell’evoluzione che saliranno le generazioni future.

Grazie a grandi collezionisti e mecenati che hanno raccolto e condiviso arte oggi tutti noi possiamo allargare i nostri orizzonti culturali. Pensiamo a Peggy Guggenheim o a Giuseppe Panza di Biumo.

Sono stata invitata a tenere una conversazione d’Arte domenica 13 aprile 2014 a Correggio Art Home, il centro studi della Fondazione Il Correggio che ha sede nella casa natale del pittore. L’argomento che mi è stato chiesto di illustrare è il rapporto fra potere e cultura alla corte dei Da Correggio.

Cosa fa di un piccolo centro padano una grande capitale la cui nomea non viene offuscata neanche da cinque secoli? Le armi e attenti rapporti diplomatici non sarebbero bastati senza una lungimirante politica culturale.

Pittore emiliano del XVII sec., Pianta di Correggio

Pittore emiliano del XVII sec., Pianta di Correggio

Questo è il caso della corte dei Da Correggio che, attraverso reggenti illuminati e colti, commissioni artistiche al passo con i tempi e un autentico amore per le arti e per le lettere, hanno donato al loro piccolo Stato monumenti, urbanistica, e opere che avrebbero resistito ai secoli mantenendo fresco tutto il loro splendore.

I Da Correggio, nelle persone del conte Nicolò II e della contessa Veronica Gambara hanno intessuto rapporti con molte delle personalità più in vista della politica e della cultura del tempo.

medaglia di Nicolò II Da Correggio

  medaglia di Nicolò II Da Correggio

Il Correggio, Ritratto di Gentildonna (probabilmente Veronica Gambara)

Il Correggio, Ritratto di Gentildonna (probabilmente Veronica Gambara)

 

E quando parlo di personalità in vista intendo davvero in vista: l’imperatore Carlo V fu ospite a Correggio per ben due volte, Veronica Gambara ebbe scambi epistolari intensi con Isabella d’Este, le rime della contessa Da Correggio furono ammirate da Pietro Aretino che definì Correggio “un paradisetto culturale”. Parlò della corte emiliana anche Ludovico Ariosto nell’ Orlando Furioso riconoscendole una qualità intellettuale e culturale che ben poche altre corti (di queste dimensioni) avevano. Anche l’Ariosto sarà ospite di Veronica a Correggio nel 1531. Nicolò II oltre che uomo di Stato fu anche uomo di lettere tanto da essere annoverato fra i fondatori della drammaturgia italiana grazie al suo “Fabula de Cefalo e Procri”, un’opera drammatica in volgare che è la seconda dopo l’Orfeo di Poliziano. La “Fabula” di Nicolò da Correggio  ebbe tanto successo che spesso gli artisti rinascimentali presero spunto proprio da essa per raffigurare questo mito.

Correggio, a partire da Antonio Allegri, ha dato i natali a una quantità di straordinari talenti che hanno brillato in ogni epoca in arte, letteratura, musica.

Com’è nato un humus culturale così fertile, cos’ha reso l’aria di questo centro così  creativa? La risposta è da cercare proprio nella storia, in un passato che i suoi Signori hanno costruito ogni giorno, guardando non solo al presente ma anche al futuro, con le opere d’arte commissionate e acquistate che hanno saputo stimolare giovani menti facendone grandi talenti.