Mario Tozzi, geometria della purezza

Mario Tozzi, un artista che sta vivendo un grande momento di interesse nell’ambito del collezionismo d’arte e che attrae un pubblico trasversale per gusti ed età.

Mario Tozzi, La casa rosa, 1967, olio su tela, 82,5 x 54,5

La prima cosa che mi chiede chi si approccia per la prima volta alla sua pittura è sempre: “Quando è nato?”.
Il suo stile è difficilmente databile e il suo non appartenere a un movimento artistico, insieme a un temperamento schivo e solitario, ha preservato la sua pittura da mode e contaminazioni.

Nelle sue figure femminili si sposano plasticità e linearità, volume e geometrizzazione delle forme in un passaggio che, dagli anni 30 agli anni 60, vede la volumetria lasciare spazio all’analisi geometrica mentre il suo stile diventa sempre più unico, personale e riconoscibile.

Tozzi studia per tutta la vita la “sua” gamma cromatica, all’interno della quale si muove con armonia e coerenza.
I grigi si tingono di rosa, il rosa vira nell’arancio e poi nelle gradazioni delle terre.
I colori di Tozzi si contraddistinguono per la loro “polverosità” che rende ogni tela simile a un dipinto murale.

L’immagine di Mario Tozzi è promossa e tutelata dall’Archivio Tozzi che ha raccolto e raccoglie tutto il materiale documentario, critico ed espositivo concernente l’artista e si occupa della certificazione di autenticità delle sue opere.

L’Archivio Mario Tozzi

Quale dunque miglior modo di esplorare l’”universo Tozzi” che farlo attraverso una chiacchierata con Roberto Tiezzi, il presidente dell’Archivio Tozzi?

D: Qual è la cifra stilistica più unica nelle opere di Tozzi?

R: Sono molteplici, la prima che mi viene in mente è una grande tecnica, ricordiamo che ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna con compagni come Morandi e Licini, unita ad una maniacale precisione di rappresentazione, dapprima di paesaggi dei luoghi dove viveva e delle persone vicine, per passare poi a figure mitologiche e al metafisico fino ad arrivare alle geometriche figure femminili dell’ultimo periodo.

D: Il periodo dei fondi bianchi di Suna è molto ricercato dal mercato ma a suo avviso è anche quello artisticamente più alto?

R: Il periodo dei fondi bianchi, che rappresenta una specie di “rinascita” o meglio di “seconda nascita” del Maestro, è stato subito apprezzato a livello commerciale, tale che la produzione, in particolare dal 1968 al 1972 è stata molto cospicua. Le figure femminili di Tozzi hanno una grande personalità riconoscibile e sono ben identificate (come ad esempio le donne del suo collega Campigli), anche se nel primo periodo parigino, dal 1923 al 1935, l’artista, a mio parere, dimostra la sua grandezza. Opere di grandi dimensioni, meditate e studiate nei particolari: infatti tali sono l’accuratezza e il tempo dedicato a realizzarle che la produzione consta di pochi dipinti ogni anno. Sono le opere che troviamo e che possono essere ammirate nei musei di tutto il mondo!

D: All’interno del groupe des sept come emergeva la figura di Tozzi? Qual era la sua personalità?

R: Si ritrovano a Parigi de Chirico con il fratello Savinio, De Pisis, Paresce, Campigli e Severini. Tozzi, che capisce la necessità di unire le forze e promuovere la grande arte italiana, si fa capo del gruppo. È lui che promuove e coordina, sia a Parigi che in Italia, organizzando tra l’altro la biennale di Venezia del 1930 dedicata agli “italiani parigini”. È uscito lo scorso un libro edito Utet, della storica dell’arte Rachele Ferrario, intitolato “Les Italiens” dove descrive il magico periodo degli italiani a Parigi.

Mario Tozzi nel suo studio a Parigi nel 1973.
fonte: Archivio Tozzi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23643559

D: Al di là del periodo parigino come si riflette la personalità dell’Artista nella sua pittura?

R: Tozzi era un attento osservatore, di grande cultura e amante dell’arte in tutte le sue manifestazioni.
Grande conoscitore di Piero della Francesca, a cui spesso si collega, nella sua pittura troviamo la pacatezza, la meditazione, la serenità e la precisione della sua personalità.

D: Come lavora l’Archivio?

R: L’Archivio tutela e rappresenta l’arte del Maestro, il lavoro si articola tra il controllo dell’autenticità delle opere – sono numerose le opere false in circolazione – , all’emissione di certificazione oltre al controllo e promozione delle mostre e delle pubblicazioni. Oltre al lavoro di diffusione della sua opera nel moderno mezzo di comunicazione di internet e dei social. Inoltre l’Archivio ha il “dovere” di confrontarsi, essere presente e vicino ai collezionisti e agli addetti ai lavori.


Mario Tozzi, Testina bruna, 1967,
olio su tela applicata su pannello, 35 x 27
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