NUOVA PRESENTAZIONE DEL MIO ULTIMO LIBRO

Giovedì 24 maggio alle 17.00 presenterò il mio ultimo libro sul Trittico della Misericordia del Correggio all’Accademia Virgiliana di Mantova.

Venite a scoprire quest’avventura riattributiva con un viaggio attraverso il tempo, la scienza, le tecniche artistiche.

Ci avventureremo all’interno della pellicola pittorica del dipinto, scopriremo i disegni preparatori, conosceremo secoli di proprietari di questo capolavoro fino ad arrivate al suo ingresso nelle collezioni vaticane.

Quando vi ricapita un’occasione così? Vi aspetto!

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LUCIA CONVERSI

Il primo elemento che mi ha conquistato, nella pittura di Lucia Conversi, è la sua capacità di raccontare storie: storie meravigliose e insolite che hanno la capacità di assorbirmi completamente.Le sue storie nascono per lo più intorno ai concetti di leggerezza e pesantezza. I suoi personaggi sono creature intrappolate in corpi pesanti, limitanti…e a loro modo ugualmente affascinanti.

Il primo che ho conosciuto è stato Il Lanciatore di Coltelli. Il Lanciatore era un uomo insoddisfatto della sua vita e di sé stesso. Si sentiva intrappolato in un corpo goffo, disarmonico che lo intralciava anziché servirlo. Era affascinato dalla leggerezza, dall’arguzia, dalla velocità e così decise di reinventarsi. “Diventerò un lanciatore di coltelli” si disse un giorno, padroneggerò questi strumenti affilati, diventerò come loro: leggero, veloce, tagliente. Ma se per queste trasformazioni radicali non si è pronti, se si insegue un sogno senza aver prima lavorato a fondo su sé stessi, beh, queste rivoluzioni sono destinate a fallire, ed ecco che il lanciatore si ritrova inseguito dalle sue stesse lame che, in un raffinato gioco metaforico, si trasformano in uccelli.

           

Poi è arrivato il Leone Marino: un mammifero acquatico, anch’esso goffo e pesante ma capace di calamitare l’attenzione delle veloci, fluide, magiche sirene che gli nuotano intorno e si stringono contro il suo mastodontico corpo in cerca di protezione.

         

E al Leone Marino ha fatto seguito l’Orso Polare, un altro gigante, statuario, imponente e solenne che domina distese ghiacciate non bianche ma di un nero abbagliante quanto il bianco. E su questo regno solitario l’Orso Polare alza il suo bramito, come un’affermazione perentoria di forza.

       

La pittura di Lucia Conversi è affascinante nell’empatia che riesce a creare con il suo pubblico: chi di noi non si è mai sentito un’anima leggera imprigionata in un involucro pesante? Ma non è tutto qua. La pesantezza che avvolge questi personaggi è molto più complessa e non ha connotati completamente negativi. Lucia Conversi ha trovato il modo di comunicare visivamente questa varietà di sensazioni che le espressioni verbali descriverebbero in modo troppo tortuoso.

A sostenere il complesso mondo interiore di questa giovane artista (Lucia è nata nel 1981) e a permetterle di narrarlo c’è una grande capacità pittorica, formata negli anni di studio all’Accademia di Brera e poi coltivata, approfondita, sperimentata giorno dopo giorno nel suo studio.

La sua è una pittura fatta di scorci potenti che creano interni complessi, di accostamenti cromatici personalissimi, stridenti a volte, ma mai scontati che si accostano a una continua voglia di sperimentare giocando con superfici opache e riflettenti, scabre e lisce che utilizza come fossero diverse sfumature dello stesso colore.

Un capitolo completamente diverso va riservato al modo in cui Lucia tratta l’infanzia. Diversi sono i suoi dipinti su questo tema, affrontato sempre in modo molto coinvolto e personale, attingendo a ricordi di famiglia, ad aneddoti riportati, a eco prodotte da vecchie foto.

Anche in questa serie non mancano la dimensione del sogno e della fantasia popolata di animali fantastici. Voi l’avete mai avuto un amico immaginario? Io si, ne ho avuti tantissimi e non potevo non innamorarmi di quello di Lucia: un enorme centauro rosa sulla cui groppa vorrei addormentarmi anch’io.

Quando parla di bambini Lucia lo fa con una tavolozza completamente trasformata: fatta di colori vivaci, di gialli, rosa accesi, di blu oltremare, quasi declinando la propria lingua sulla loro.

C’è un altro aspetto del lavoro di Lucia che mi affascina e che mi fa parlare di lei come della “mia prima artista 2.0”: l’affacciarsi alle nuove tecnologie e alle nuove forme di comunicazione visiva. Quest’ultima avventura si chiama Pinocchio ed è una app interattiva completamente disegnata da lei, che è stata per mesi al primo posto nelle vendite.

Lascio al video ogni ulteriore commento…

Altre opere di Lucia Conversi sono visibili a questo link http://www.galleriadebonis.com/artista.php?aid=56 o contattando direttamente la Galleria de’ Bonis, sua galleria di riferimento.

La primavera culturale Italiana: M^C^O

La crisi economica sta portando con sé risvolti sociali non indifferenti, e il mondo dell’arte ne è coinvolto così come ogni altro settore.

Finanziamenti tagliati fino al 60-70% nel pubblico, scarse o scarsissime risorse economiche nel privato e un conseguente immobilismo terrorizzato stanno rendendo quasi impossibile continuare a lavorare nell’ambito delle arti figurative e della cultura in generale. I giovani lavoratori di arte, cultura, spettacolo vivono realtà al limite dell’incredibile.

Da diversi angoli del Paese però sembra iniziare a soffiare il vento del cambiamento.

Spuntano come funghi spazi culturali occupati che coraggiosi e vitalissimi gruppi auto organizzati stanno salvando da vendite scellerate, degrado, incuria.

L’ultima di queste avventure si chiama MACAO.

Il 5 maggio un gruppo di lavoratori dell’arte ha occupato la torre Galfa, un’enorme stabile di 33 piani completamente vuoto da 15 anni, in zona stazione centrale e ha dato vita al nuovo centro per le Arti  e la Cultura di Milano.

Obiettivo di questo nuovo progetto è quello di creare cultura e arte dal basso, attraverso una gestione condivisa e partecipata,  riappropriandosi di spazi inutilizzati e morti cui ridare vita in autonomia e fuori dalle logiche per cui, come si legge in uno dei testi programmatici del movimento, “la cultura è sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione”.

Dal “Manifesto di MACAO” si legge anche: “Siamo quella moltitudine di lavoratori delle industrie creative che troppo spesso deve sottostare a condizioni umilianti di accesso al reddito, senza tutela, senza alcuna copertura in termini di welfare e senza essere nemmeno considerati interlocutori validi per l’attuale riforma del lavoro, tutta concentrata sullo strumentale dibattito intorno all’articolo 18. Siamo nati precari, siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento. Apriamo MACAO perché la cultura si riprenda con forza un pezzo di Milano, in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la città devastata per mano di professionisti di appalti pubblici, di spregiudicate concessioni edilizie, in una logica neo liberista che da sempre ha umiliato noi abitanti perseguendo un unico obiettivo: fare il profitto di pochi per escludere i molti”.

L’approccio di MACAO è lo specchio di questo nuovo clima che si inizia a respirare: un atteggiamento propositivo ed entusiasta, ironico e fattivo, costruttivo e concreto. In pieno stile “organizzati e lotta”

L’impatto mediatico di MACAO è stato impressionante: su Facebook da 7 maggio, ad oggi la sua pagina conta 29109 (VENTINOVEMILAECENTONOVE!) “mi piace”. Sono presenti anche su Twitter e Instagram con un aggiornamento continuo in tempo reale e un linguaggio vivace e festoso.

Il 15 maggio la Torre Galfa è stata sgomberata, ma il presidio continua ogni giorno e ogni notte ai piedi del palazzo.

L’esperimento MACAO è stato un gesto forte e vitale che, insieme a tante altre realtà (Teatro Valle e Cinema Palazzo di Roma, Sale Docks di Venezia, Teatro Coppola di Catania, Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli, Teatro Garibaldi Aperto di Palermo ) ha dato una scrollata alla scena culturale italiana.

In momenti di crisi drammatica come quello che viviamo questi scoppi di vitalità, di voglia di costruire, di rischiare sulla propria pelle per impostare un nuovo futuro sono un segnale non meno importante dello spread in aumento.

Per saperne di più (e non è mai abbastanza…) http://www.macao.mi.it

Perchè mi occupo di arte e resistenza?

Gli artisti, come terminazioni nervose della società e cassa di risonanza dei cambiamenti, da sempre hanno scritto con pennello, scalpello, macchina fotografica la storia. E quando la storia parla di libertà, in seguito alla caduta di un regime e alla cacciata di un oppressore, l’arte che la racconta diventa particolarmente forte, passionale, indelebile.

La liberazione  dell’Europa e dell’Italia dal Nazifascismo è stata vissuta e raccontata da numerosi artisti che, con le loro opere, hanno documentato un momento storico e creato, in molti casi, un nuovo linguaggio artistico. L’”arte della libertà” è un’espressione di pensiero libera, spontanea, dirompente  che si contrappone al rigido e impersonale conformismo dell’arte di regime.

Artisti come Renato Guttuso, Afro, Marino Mazzacurati, Remo Brindisi in Italia, ma anche Xavier Bueno, Georg Grosz, Otto Dix, Käthe Kollowitz all’estero, sono testimoni di un’epoca e portavoce di una resistenza culturale non meno importante di quella bellica e altrettanto perseguitata.

L’arte della libertà ha tante facce: è arte della sofferenza, per non dimenticare ma è anche arte del cambiamento, della vita, della ricostruzione. Può assumere sfumature ironiche e beffarde quando si contamina con la satira. Dà corpo a diverse sfaccettature dello stesso sentire contribuendo a delineare un quadro completo che va oltre la lettura dei dati storici per entrare nell’animo delle persone.

Alcuni di questi quadri sono un “mai più”, altri un “per sempre”.

Perché passioni così forti non sempre possono essere espresse a parole…

 

Arte, Shoah, Resistenza

Io ho sempre creduto e credo ancora che gli artisti che vivono e operano secondo valori morali, non possano né debbano rimanere indifferenti al conflitto in cui sono in gioco i più alti valori dell’umanità e della civiltà.

Pablo Picasso, 1937

Arte, Shoah, Resistenza è un progetto in cui credo tantissimo e che sto portando avanti con due amici e colleghi: Salvatore Trapani, giornalista e storico dell’arte e Sonia Maria Luce Possentini, artista e illustratrice .

Mentre stavo approfondendo i miei studi sul rapporto fra arte e resistenza ho assistito a una bellissima conferenza di Salvatore che si occupa da anni di arte e shoah. Ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di costruire insieme un seminario di approfondimento e formazione su questi due temi.

Nel mentre Sonia, una delle artiste che seguo con la Galleria d’arte de’ Bonis, ha pubblicato un libro illustrato per bambini, di rara intensità: Il volo di Sara che racconta la storia di una bambina vittima della shoah. Le tavole originali e la sensibilità con cui ha affrontato l’argomento mi hanno coinvolto completamente e ho deciso di farla entrare nel progetto mio e di Salvatore, accompagnando il seminario con una mostra composta dalle illustrazioni originali del libro.

E adesso Arte, Shoah, Resistenza ha iniziato a viaggiare, a breve posterò le indicazioni delle prime tappe.

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Il mio nuovo libro e un Correggio ritrovato

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Da poco è uscito per Silvana Editoriale Correggio. Il Trittico di Santa Maria della Misericordia in Correggio di cui sono autrice e curatrice insieme a Gianluca Nicolini e Giuseppe Adani.

Il libro, realizzato dalla Fondazione Il Correggio in collaborazione con i Musei Vaticani, è la storia di un’importante scoperta artistica: la riattribuzione al Correggio di un’opera meravigliosa per tanti anni misconosciuta dalla critica: la tela centrale (e unica superstite) del Trittico della Misericordia realizzato tra 1520 e 25 circa per la Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Correggio.

L’analisi del dipinto è stata affrontata in modo completo e multidisciplinare da un team scientifico eccezionale, con cui è stato un vero onore lavorare

Io ho seguito l’analisi critica dell’opera e il raffronto comparativo con altre opere del Correggio e di artisti a lui contemporanei.

Gianluca Nicolini (co-curatore ) si è occupato della ricostruzione della storia dell’opera, passaggio per passaggio, dalla sua prima vendita al suo ingresso nelle Collezioni Vaticane –dove tutt’ora  si trova-, attraverso i documenti d’archivio e la loro interpretazione: una vera caccia al tesoro in mezza Italia.

Rodolfo Papa ha affrontato l’analisi iconologica del dipinto finalizzata alla comprensione e alla corretta collocazione della tela in un sistema di valori che lo smembramento del trittico aveva cancellato, o per lo meno confuso e lo ha fatto con un saggio di raro spessore culturale e teologico.

Ulderico Santamaria e Fabio Morresi del Laboratorio di Diagnostica perla Conservazioneed il Restauro dei Musei Vaticani, hanno condotto le analisi scientifiche non invasive sull’opera che hanno attestato come si tratti di una tela cinquecentesca –e non seicentesca come fin’ora si era pensato- e sicuramente originale, non di mano di un copista.

Claudio Rossi de Gasperis, dei Musei Vaticani, ha seguito il restauro e l’analisi della tecnica pittorica.

Il libro è aperto da tre preziosi saggi introduttivi di: Antonio Paolucci, David Ekserdjan e Giuseppe Adani che hanno sostenuto e caldeggiato le ricerche.

Non sono poche le difficoltà che si incontrano confrontandosi con un’opera del genere, controversa per anni e ospitata in uno dei più prestigiosi musei del mondo.

Non è mai semplice riattribuire un dipinto al suo autore legittimo dopo anni di infuocati dibattiti critici a livello mondiale, ma è stata una sfida totalizzante, che mi ha assorbito per due intensi anni condotta con rigore e ampiezza di vedute da un gruppo di lavoro molto affiatato.

Lavorare con studiosi come questi è una crescita e uno scambio quotidiano.

E trovare il proprio libro sugli scaffali delle librerie e dei bookshop in due lingue…non ha prezzo.

Bentornato Correggio!

Per informazioni sulla distribuzione:

Fondazione Il Correggio / Correggio Art Home

info@correggioarthome.it

0522-732072

Il primo passo di un nuovo percorso

Mi chiamo Margherita Fontanesi, mi occupo d’arte sotto diversi aspetti:

sono gallerista, critica e storica dell’arte. E ora anche blogger.

Apro questo spazio in rete per condividere i miei percorsi, i miei progetti, i miei studi e le scoperte artistiche che mi appassionano. Senza limiti di epoche né di frontiere.

Buona lettura!