In contemporanea: una rete di gallerie d’arte che adotta il “Reggio Emilia approach” su “Collezione da Tiffany”

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Collezione da Tiffany, sito di riferimento per il collezionismo e il mercato dell’arte in Italia, ha pubblicato una mia bella intervista a cura di Nicola Maggi (che potete leggere qui) su In contemporanea, la rete di gallerie d’arte di Reggio Emilia e che sto curando.

Un progetto in crescita, nato nel 2014, che sta diventando ormai un piccolo riferimento per la vita culturale del territorio.

Credo molto nella cooperazione e, con In contemporanea, ho voluto portarla anche nel mio lavoro nel mercato dell’arte.

Volete saperne di più?

Potete leggere l’In contemporanea-pensiero qui

Oppure potete visitare direttamente il sito del progetto: www.incontemporanea.eu

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Nazismo, arte e propaganda

Otto Von Kursell, ritratto di Hitler

Otto Von Kursell, ritratto di Hitler

La propaganda è un sistema di informazione parziale volto a plasmare le opinioni ed i comportamenti delle masse[1].

Nell’analisi del rapporto fra arti figurative e Shoah è importante comprendere prima di tutto come il Reich si sia servito dell’Arte come principale strumento di propaganda.

Nel 1933 Hitler istituisce il Ministero della Propaganda alla cui guida pone Joseph Goebbels. Il Ministero ha l’obbiettivo di uniformare la cultura tedesca ed allinearla al pensiero Nazista o meglio, metterla al suo servizio.

I principi guida della perfetta macchina del consenso tedesca sono semplici e chiari:

– La propaganda è emotiva e non razionale
– deve essere compresa dai meno educati membri della società
– le immagini parlano più chiaramente delle parole
– una bugia grossa è più sostenibile di molte piccole
– accusa i tuoi oppositori di ciò che tu stesso stai facendo

Nel Mein Kampf Hitler dichiara:

La propaganda è un’arma terribile in mani esperte…. Tutta la propaganda deve essere popolare ed il suo livello intellettuale deve essere regolato sull’intelligenza più limitata tra coloro verso cui è diretta“.

Le immagini si prestano benissimo allo scopo di “educare” perché possono essere immediatamente comprensibili e, a differenza della parola scritta, sono interpretate dall’emisfero destro del cervello, più legato a un tipo di comprensione empatica che non logica e fanno leva sulle emozioni più che sulla ragione.

Hitler tiene sei discorsi sull’arte stampati in sei pamphlet separati contenenti la sua visione della politica.

La politica stessa viene vista come una forma d’arte come dichiara Goebbels:

Anche la politica è un’arte… e noi che diamo forma al moderno sistema Tedesco ci sentiamo artisti a cui è stata data la responsabilità di formare, dal grezzo materiale della massa, la solida struttura di un popolo…..questo è il dovere (dell’artista), quello di dare forma, di togliere la malattia per creare la libertà della salute.”

L’arte dunque, plasmata attraverso la propaganda, era diffusa fra i tedeschi in modo capillare con lo scopo di creare quella mentalità che rese possibile l’Olocausto; mentalità alla cui base era stato costruito un forte senso di orgoglio e solidarietà nazionale e un profondo antisemitismo.

La diffusione di questa arte addomesticata avveniva in diversi modi:

– con mostre come Entartete Kunst (Arte degenerata) che mettevano in ridicolo tutte le avanguardie artistiche che fiorivano in Europa in quel periodo e che avevano presentito i pericoli del regime nazista e l’involuzione delle democrazie europee. (Ne ho parlato qui).

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– con mostre che esaltano la nuova arte di regime come Grosse Deutsche Kunstaustellung (La mostra della grande arte tedesca, ne ho parlato qui).

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– con pubblicazioni rivolte ai più piccoli come “Il fungo velenoso” dell’editore Julius Streicher, praticamente specializzato in pubblicazioni antisemite. Questo libro a vignette si apre con l’immagine di una madre tedesca che insegna al figlio a riconoscere i “funghi buoni” da quelli “cattivi”, così come deve saper distinguere ariani “buoni” ed ebrei “cattivi”. Questi albi erano diffusi anche nelle scuole e insegnavano a bambini e ragazzi a riconoscere gli ebrei e a difendersi da essi.

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L’arte di regime nasce su indicazioni chiare e semplici dettate dalla Camera di cultura del Reich, indicazioni che sono state seguite alla lettera dagli artisti tanto da trovarci noi oggi di fronte a uno stile pressocché spersonalizzato. L’uniformità stilistica garantiva la sua immediata comprensione e la non fraintendibilità.

L’arte che diffonde il regime nazista è improntata sulla figurazione con toni retorici e classicheggianti.

Protagoniste sono quasi sempre figure umane che personificano anche i concetti astratti: si tratta di corpi giovani, fieri e forti ispirati agli atleti.

Gli uomini e le donne rappresentati nelle opere d’arte nazista sono soldati coraggiosi che credono nella grandezza della Germania e se ne sentono parte, sono famiglie ariane basate sulla purezza della razza che conducono una vita semplice e sana in campagna  e alimentano la grande retorica del “Volk”, inteso non solo come popolo unito ma anche come ritorno alle origini, anche agricole, della civiltà tedesca.

Adolf Wissel, La famiglia contadina Kahlenberger, 1939

Adolf Wissel, La famiglia contadina Kahlenberger, 1939

Il Nazismo si serve molto di architetture grandiose e di sculture monumentali: si tratta ancora una volta di opere che personificano gli ideali del partito nazional socialista. Il gigantismo di architetture e sculture crea nel popolo un forte senso di appartenenza a una grande nazione vincente e queste sculture monumentali in particolare sottendono l’idea del popolo compatto e allineato come un sol uomo. Gli scultori ufficiali sono Josef Thorak e Arno Breker.

josef Thorak Comradeship

Josef Thorak, Comradeship

Arno Breker Esercito e Partito

Arno Breker, Esercito e Partito

Esiste solo una testimonianza fotografica  di un’opera particolarmente significativa: il trittico Das Opfer, I martiri realizzato da Wilhelm Sauter nel 1936 che è andato distrutto nel bombardamento inglese nell’autunno del 1942.

Wilhelm Sauter, Das opfer, 1936

Wilhelm Sauter, Das opfer, 1936

La scelta stessa della struttura a trittico è significativa perchè rimanda all’arte sacra come del resto il suo titolo.
Nell’opera vengono accostati soldati del fronte della prima guerra mondiale, al servizio dello Stato Tedesco, a soldati politici, SS e SA, i militari del partito Nazional Socialista. Questo accostamento contribuisce a sovrapporre nell’immaginario dei tedeschi il partito con lo Stato. Si tratta di un’operazione sottile quanto importante.

Esiste anche un manifesto, molto diffuso nella Germania Hitleriana, che rappresenta Hitler come un Messia, riprendendo l’immagine cristologica di Gesù trionfante sulla morte. Il vessillo crociato di Cristo viene sostituito dalla bandiera con la svastica e la colomba dello Spirito Santo dall’aquila imperiale. I militari sullo sfondo risultano come una massa compatta come si diceva prima e si arriva a identificare il popolo tedesco con i soldati del Reich: ogni tedesco è invitato a combattere per la patria.

Hitler Es lebe Deutschland

Questa ricerca di legittimazione del nazismo nel sacro non è limitata all’ambito artistico: il motto stesso sulle fibbie delle cinture delle SS era Gott mit uns, Dio è con noi.

Una teoria forse un po’ estrema ma da prendere in considerazione in un’analisi ampia è quella presentata nel documentario del regista svedese Peter Cohen, “Architecture of Doom” (titolo originale “Undergångens arkitektur”, ne ho parlato qui) secondo la quale nel suo delirio di onnipotenza Hitler, identificando gli Ebrei come i prescelti di Dio, volesse eliminarli per sostituire il proprio popolo ad essi.

Anche nell’analisi del rapporto fra Arte e Shoah, è importante risalire alle origini: prima di capire come l’arte non allineata con l’ideale nazista sia stata bollata come degenerata e eliminata dalla circolazione, è necessario capire questi mezzi con i quali quest’idea è stata instillata nelle menti dei tedeschi.

Da sempre l’arte si presta a strumentalizzazioni da parte del potere a causa del suo grande potenziale comunicativo, della sua forte presa emotiva e del prestigio che conferisce alle idee che le si accompagnano.

Capire questo potenziale permette di accedere a un livello più profondo di lettura delle opere e di comprensione delle idee che si accompagnano loro.

E magari aiuta a riconoscerle.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] http://www.yadvashem.org/yv/en/education/languages/italian/lesson_plans/germanys_sculptor.asp