EMILIANO ZANICHELLI “SOFISTICAZIONI ALIMENTARI”

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5, 20 x 25

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5,
20 x 25

Una fotografia che mi conquista è quella in cui si uniscono la pulizia formale, la ricerca su basi multidisciplinari e un contenuto etico.

La serie “Sofisticazioni Alimentari” di Emiliano Zanichelli ha tutte queste caratteristiche.

Si tratta di un percorso in 17 scatti (ma la serie è aperta e in progress) realizzati in analogico e in bianco e nero che indagano il perverso rapporto fra cibo e industria attraverso la modifica del corredo genetico dell’alimento.

La forza di questa serie sta in un intervento manuale e violento sul soggetto, che non  si avvale di postproduzione digitale[1] ma di lavoro di coltello, ago e filo prima dello scatto. Frutti e verdure sono stati tagliati e riassemblati, talvolta invertendo i pezzi, con grossolani punti di sutura che sottolineano la brutalità di un’operazione violenta e contro natura.

Lo sfondo bianco e la luce asettica proiettano questi scatti in un’atmosfera chirurgica.

Impossibile non pensare all’esperimento del dottor Frankenstein. Il romanzo di Mary Shelley è stato del resto fonte di grande ispirazione per Emiliano Zanichelli che ha condotto il suo lavoro proprio sul filo della domanda fulcro del romanzo: “Come osi giocare con la vita?”.

Dopo la laurea in ingegneria Zanichelli inizia un progressivo approfondimento delle tematiche ambientali affrontandole da diverse angolazioni, convinto che parlare di ambiente, di ciò che si coltiva, di ciò che si mangia, sia parlare di sé stessi.

Lui stesso scrive: “Siamo arrivati a considerare normale produrre, acquistare e mangiare cibi artificiali, sofisticati, geneticamente modificati, a patto che questo non comporti la violazione di alcuna legge. Ci scandalizziamo solo – per qualche giorno – quando i media ci ingozzano – per qualche giorno – con i dettagli dell’ultima indagine che ha portato alla luce qualcosa di troppo grande per essere ignorato. Poi continuiamo a disinteressarci alla qualità e alla provenienza di ciò che mangiamo, o semplicemente a delegare a sconosciuti o a macchine la preparazione del cibo. Così facendo svuotiamo la tavola del suo più grande valore.

L’invito è a fermarsi un istante, con la forchetta sospesa, a riflettere su cosa stiamo per mettere in bocca”.

La serie sarà esposta fino al 9 maggio 2013 alla Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia all’interno del festival Fotografia Europea.

Qui il calendario con le prossime tappe della mostra.


[1] Il massimo di intervento non manuale sono un paio di doppie esposizioni

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5, 20 x 25

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5,
20 x 25

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Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5,
20 x 25

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5,  20 x 25

Emiliano Zanichelli, Sofisticazioni Alimentari, 2012, stampa fotografica su carta cotone 1/5,
20 x 25

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Freaky?

In questi giorni ho guardato a ripetizione “I fink u freeky” il video del trio sudafricano Die Antwoord diretto da un grande fotografo: Roger Ballen.

foto di Roger Ballen dal video “I fink u freeky” di Die Antwoord

foto di Roger Ballen dal video “I fink u freeky” di Die Antwoord

Nell’iconografia di questo video, urtante, fastidiosa, magnetica, c’è tutta la poetica di Ballen.

Il fotografo newyorchese, che dagli anni ‘70 vive in Sudafrica, ha uno sguardo sulla realtà e sulla sua bellezza estremamente libero e trasversale in cui ho ritrovato il mio.

Nell’intervista che accompagna il dietro le quinte del video è lui stesso ad affermare come i bizzarri soggetti delle sue immagini siano per lui esattamente uguali ai soggetti cosiddetti “normali”.

I primi riferimenti che l’occhio educato all’ immagine crede di scorgere in questo video sono agli zingari di Koudelka,

Koudelka, Zingari

ai freaks di Diane Arbus,

Diane Arbus, Freaks

Diane Arbus, Freaks

Diane Arbus, Freaks

alla street art, prima fra tutti quella di Basquiat.

Basquiat

Basquiat

Ma anche ai video musicali diretti da Floria Sigismondi (uno fra tutti “the beautiful people” di Marylin Manson).

In realtà quello che emerge dalle immagini di Ballen è molto di più. Non si tratta di un “gusto del bizzarro” quanto piuttosto di una visione più ampia e più scevra di sovrastrutture estetizzanti della vita stessa.

Dove va cercata la bellezza? Dove la normalità? E’ davvero la regolarità soltanto che attrae e gratifica l’occhio umano? Secondo Ballen no.

Un pensiero critico e indipendente, abbastanza smaliziato da non cadere in clichè, ha come mezzo di indagine uno sguardo curioso e aperto.

“I fink u freeky” ha un che di liberatorio e, secondo me, completamente privo dell’aspetto morboso della curiosità. E’ il lato “b” della vita finalmente portato sul lato “a”. Non c’è derisione né spettacolarizzazione del brutto, ma semplicemente, meravigliosamente, un resettamento dei canoni estetici.

Il concetto di Bellezza spesso si veste di un’accezione esclusivista, che non ammette alla propria corte che un ridottissimo, artificiosissimo, numero di elementi animati e inanimati. Ballen con le sue immagini apre finalmente le porte del palazzo a tutti e a tutto, mostrando quanto può essere varia, insolita, sfaccettata, scioccante, sgradevole, rumorosa, sporca, divertente, intrigante, nuova la bellezza se solo non ci si ostina a cercarla in una sola direzione. Anzi, perché parlare ancora di bellezza?

Per saperne di più:

il sito di Roger Ballen  www.rogerballen.com

La galleria di riferimento per le opere di Ballen in Italia  www.galleriaminini.it

Il sito di Die Antwoord   www.dieantwoord.com

la Fondazione Roger Ballen per lo sviluppo della Fotografia in Sud Africa  www.rogerballen.org