La primavera culturale Italiana: M^C^O

La crisi economica sta portando con sé risvolti sociali non indifferenti, e il mondo dell’arte ne è coinvolto così come ogni altro settore.

Finanziamenti tagliati fino al 60-70% nel pubblico, scarse o scarsissime risorse economiche nel privato e un conseguente immobilismo terrorizzato stanno rendendo quasi impossibile continuare a lavorare nell’ambito delle arti figurative e della cultura in generale. I giovani lavoratori di arte, cultura, spettacolo vivono realtà al limite dell’incredibile.

Da diversi angoli del Paese però sembra iniziare a soffiare il vento del cambiamento.

Spuntano come funghi spazi culturali occupati che coraggiosi e vitalissimi gruppi auto organizzati stanno salvando da vendite scellerate, degrado, incuria.

L’ultima di queste avventure si chiama MACAO.

Il 5 maggio un gruppo di lavoratori dell’arte ha occupato la torre Galfa, un’enorme stabile di 33 piani completamente vuoto da 15 anni, in zona stazione centrale e ha dato vita al nuovo centro per le Arti  e la Cultura di Milano.

Obiettivo di questo nuovo progetto è quello di creare cultura e arte dal basso, attraverso una gestione condivisa e partecipata,  riappropriandosi di spazi inutilizzati e morti cui ridare vita in autonomia e fuori dalle logiche per cui, come si legge in uno dei testi programmatici del movimento, “la cultura è sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione”.

Dal “Manifesto di MACAO” si legge anche: “Siamo quella moltitudine di lavoratori delle industrie creative che troppo spesso deve sottostare a condizioni umilianti di accesso al reddito, senza tutela, senza alcuna copertura in termini di welfare e senza essere nemmeno considerati interlocutori validi per l’attuale riforma del lavoro, tutta concentrata sullo strumentale dibattito intorno all’articolo 18. Siamo nati precari, siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento. Apriamo MACAO perché la cultura si riprenda con forza un pezzo di Milano, in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la città devastata per mano di professionisti di appalti pubblici, di spregiudicate concessioni edilizie, in una logica neo liberista che da sempre ha umiliato noi abitanti perseguendo un unico obiettivo: fare il profitto di pochi per escludere i molti”.

L’approccio di MACAO è lo specchio di questo nuovo clima che si inizia a respirare: un atteggiamento propositivo ed entusiasta, ironico e fattivo, costruttivo e concreto. In pieno stile “organizzati e lotta”

L’impatto mediatico di MACAO è stato impressionante: su Facebook da 7 maggio, ad oggi la sua pagina conta 29109 (VENTINOVEMILAECENTONOVE!) “mi piace”. Sono presenti anche su Twitter e Instagram con un aggiornamento continuo in tempo reale e un linguaggio vivace e festoso.

Il 15 maggio la Torre Galfa è stata sgomberata, ma il presidio continua ogni giorno e ogni notte ai piedi del palazzo.

L’esperimento MACAO è stato un gesto forte e vitale che, insieme a tante altre realtà (Teatro Valle e Cinema Palazzo di Roma, Sale Docks di Venezia, Teatro Coppola di Catania, Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli, Teatro Garibaldi Aperto di Palermo ) ha dato una scrollata alla scena culturale italiana.

In momenti di crisi drammatica come quello che viviamo questi scoppi di vitalità, di voglia di costruire, di rischiare sulla propria pelle per impostare un nuovo futuro sono un segnale non meno importante dello spread in aumento.

Per saperne di più (e non è mai abbastanza…) http://www.macao.mi.it

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