ARTE: IL BELLO DELL’INVESTIRE. IL MIO INTERVENTO ALL’IT FORUM 2015 DI RIMINI

IT Forum Rimini 2015

Venerdì 22 maggio sarò presente all’ Investment and Trading Forum di Rimini con un intervento dedicato agli investimenti in Arte (ore 14.00, Sala del Faro)

2014 e 2015 sono stati ottimi anni per il mercato dell’Arte: un rinnovato interesse, in particolare per l’Arte Contemporanea, ha rivitalizzato uno scenario che sta offrendo ad appassionati e investitori molte interessanti opportunità da cogliere subito.

L’ Arte Contemporanea può essere una scelta molto vantaggiosa per diversificare il proprio portafoglio di investimenti godendo al contempo di un bene capace di arricchire a tanti livelli e rendere più piacevoli gli spazi in cui si vive.

Il mio intervento si articolerà in questi punti:

  • Investire in Arte: il panorama attuale
  • Vantaggi dell’investire nell’arte
  • Opere per tutte le tasche
  • Arte e mercati finanziari: quali i punti di contatto
  • Orientarsi fra gli artisti
  • Quali fattori influenzano il prezzo dell’opera d’arte
  • Le insidie del mondo dell’arte: conoscerle e difendersi con facilità e sicurezza
  • Come e dove acquistare un’opera d’Arte
  • Come comporre la propria collezione con un occhio al gusto e uno al mercato

La partecipazione è gratuita ma necessita una registrazione che potete effettuare al Palacongressi al vostro arrivo o comodamente on line da casa a questo link:

http://www.itforum.it/rimini2015/registrazione

Come arrivare:

ITForum si tiene presso il nuovo Palacongressi di Rimini – Ingresso A

Via della Fiera, 23 – Rimini

ATTENZIONE: il PalaCongressi è anche conosciuto come “La Vecchia Fiera”. Non fate confusione con l’attuale Fiera di Rimini, che si trova ben distante!

INVESTIRE IN ARTE: COME SCEGLIERE UN ARTISTA E UN’OPERA

Una volta individuato il segmento storico a cui volete dedicarvi è il momento di stringere il cerchio e scegliere un’opera.

Partiamo dal presupposto che il motivo che via ha portato ad accostarvi all’Arte sia la ricerca di una nuova forma di investimento, non tanto la passione per la materia: quella seguirà a ruota, anche se adesso siete scettici. Sappiatelo, l’arte diventa una malattia!

Se siete alle prime armi vi consiglio di lasciar perdere il “talent scouting” e di andare sui classici: nomi consolidati che abbiano una fama stabile da anni. Artisti che abbiano un curriculum ricco, una storia espositiva articolata (non solo in gallerie private ma anche e soprattutto in spazi pubblici), che abbiano magari vinto premi.

Se volete fare un investimento che renda nel lungo periodo il mio consiglio è di optare sulla pittura figurativa, che ha un andamento di mercato abbastanza costante, meno soggetto ad alti e bassi legati a grandi mode, fenomeno che interessa invece in misura maggiore l’arte astratta.

Quest’ultima invece può darvi buoni risultati nel breve periodo: non è raro infatti ad assistere a grandi momenti di successo di artisti – astrattisti in particolare – le cui quotazioni si impennano vertiginosamente per pochi anni per poi crollare di colpo una volta sparita la moda. Valutate il tipo di investimento e giocate di tempismo quindi! Per un’analisi degli artisti più in voga diversi sono gli strumenti che vi possono essere utili:

le riviste specializzate: Arte, Il Giornale dell’Arte, Artribune, Espoarte, solo per citare le principali.



La consultazione dei cataloghi d’asta, che potete ricevere in versione cartacea (a pagamento) in abbonamento o che potete trovare on line sui siti delle singole case d’asta.

Le televendite che sconsiglio come mezzo d’acquisto diretto ma sono interessanti come strumento di consultazione e abbastanza indicative delle tendenze in corso.

Le gallerie d’Arte. Non considerate i galleristi solo commercianti, sono prima di tutto grandi esperti (passano più tempo di chiunque altro nell’ambito dell’Arte) e ottimi consulenti. Il gallerista inoltre, garantisce a vita l’acquisto tutelando il cliente in prima persona.

All’interno della produzione di un artista è necessario sapere scegliere l’opera più efficace e più capace di “performare” moltiplicando il vostro investimento.
Non fatevi tentare dai prezzi più convenienti delle tirature multiple o vi troverete presto con un pugno di mosche : acquistate pezzi unici tenendo presente che per quanto riguarda la scultura si considerano pezzi unici le opere riprodotte fino a 8 esemplari.
Le opere solitamente più importanti sono gli olii su tela, da non confondere con gli olii su carta che hanno un valore un po’ inferiore. Il mio consiglio è di scegliere opere di medie dimensioni: quelle troppo piccole o troppo grandi vi risulteranno in futuro più difficili da rivendere perché troppo poco importanti le prime e troppo difficili da collocare (anche fisicamente!) le seconde.
Avendone la possibilità scegliete un’opera rappresentativa di quell’artista, un soggetto a lui caro che lo abbia reso riconoscibile al grande pubblico: evitate soggetti minori, o opere degli esordi che riserverete magari a un momento successivo della vostro viaggio nel collezionismo.
Se disponete di un budget limitato un’ opzione molto interessante può essere la scelta di un disegno. Queste opere, meno prestigiose e costose degli olii su tela, sono tuttavia spesso molto rappresentative dello stile di un artista e hanno l’unicità di catturare l’idea dell’artista nel momento in cui nasce e di fissarla prima che venga elaborata nel lavoro finito. Proprio per questo anch’esse hanno la capacità di acquistare maggior valore nel tempo.

In ultima analisi però vorrei porre alla vostra attenzione un dato imprescindibile sul quale troppo spesso e a torto si sorvola quando si parla di Arte e finanza: la godibilità del bene, il pregnante dividendo estetico e culturale dell’opera. Anche se ciò che muove la vostra scelta è la ricerca di un investimento diverso dal solito vi ritroverete comunque, per tutto il tempo che resterà in vostro possesso, un’opera che accrescerà la vostra cultura, la vostra capacità di vedere il mondo e anche il modo in cui gli altri guarderanno a voi.

INVESTIRE IN ARTE: ANTICO, MODERNO O CONTEMPORANEO?

Una volta che si è scelto di addentrarsi nel mercato dell’arte e sperimentare questa nuova forma di investimento, si pone la prima grande scelta: a quale periodo dedicarsi? Antico, Moderno e Contemporaneo sono infatti macro comparti estremamente diversi non solo dal punto di vista estetico e nella sfera di significati e valori che abbracciano ma diverso è il loro valore economico e la resa che possono avere nel tempo oltre alla loro diversa capacità di reagire agli shock esogeni.

Partiamo dal presupposto che un’inclinazione personale di massima vada seguita: un acquisto non sentito è sicuramente un acquisto sbagliato, che non si godrà appieno e che non si saprà eventualmente rivendere con la giusta lucidità e secondo il suo effettivo valore.

Nell’ambito del mercato dell’Arte – perché nella Storia dell’Arte la scansione cronologica è diversa – per Arte Antica si intende tutta quella creata fino al ‘900. Moderna è considerata l’ Arte dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri, mentre Contemporanea si considera la produzione artistica degli ultimi 30-40 anni e quella di oggi.

L’Arte Antica è forse quella più immediatamente comprensibile perché figurativa, perché è l’Arte che “abbiamo studiato a scuola”, perché ha un’estetica formalmente riconosciuta come “bello”. Si tratta dunque di opere psicologicamente rassicuranti, anche in nome della loro antichità, il loro mercato è tuttavia più rarefatto, data la più difficile reperibilità di opere e l’altrettanto difficile certificazione della loro autenticità. I prezzi dell’Antico sono in linea di massima piuttosto importanti.

Il Moderno è per alcuni aspetti accostabile all’Antico anche se già un po’ più complesso: ci sono periodi come quello Impressionista e l’Ottocento in generale, molto amati dal grande pubblico: si tratta di un’epoca che ha visto nascere la maggior parte dei generi pittorici a noi noti: il paesaggio, il ritratto moderno, le scene di genere.

Più ci si inoltra nel Novecento più, con l’avvento dell’Astrattismo e dell’Informale, la materia si fa varia e complessa benché anche molti neofiti dell’Arte abbiamo con la pittura non figurativa dei veri colpi di fulmine. Questo settore ha avuto negli ultimi due anni qualche oscillazione e rendimenti abbastanza contenuti ma costanti, soprattutto per quanto riguarda i grandi nomi della figurazione che hanno fatto la Storia dell’Arte: per capirci, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Renato Guttuso, pur oscillando, non daranno mai grandi delusioni perché sono fra gli artisti che hanno scritto la Storia dell’Arte.

 

Il contemporaneo è uno dei settori più controversi ed affascinanti allo stesso tempo: parla la lingua dei nostri giorni con i mezzi dei nostri giorni e descrive la società e l’attualità nel momento in cui la viviamo.

L’Arte Contemporanea anche in questi anni di crisi è quella che ha mostrato la maggior capacità di recupero e che offre i rendimenti più alti e il secondo Novecento in particolare è il comparto temporale sul quale oggi è più consigliabile investire. Inoltre grazie alla sua vicinanza storica, al fatto che gli artisti sono spesso viventi e gli Archivi di riferimento sono recenti e ben organizzati, la certificazione di autenticità delle opere è quella che risulta più semplice e sicura.

E ora, a voi la scelta.

Non dimenticate comunque mai che alla base di una felice esperienza di questo tipo di investimento sta una buona conoscenza della materia per cui, se siete ai vostri primi passi nel mondo nell’Arte, non mancate di confrontarvi con un esperto.

INVESTIRE IN ARTE: PERCHE’ NO?

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Da sempre e oggi più che mai l’arte è considerata a livello economico un bene rifugio: I wealth managers delle banche consigliano di allocare in portafoglio in tele e sculture tra il 3 e il 5%[1] del capitale da investire.

In realtà l’arte è molto di più: un universo complesso e magnetico che coinvolge l’uomo in una grande varietà di aspetti.

L’arte è un’interpretazione della realtà elaborata dall’artista che se ne fa traduttore e che ci offre un distillato dell’epoca in cui vive con tutta la sua complessità sociopolitica, spirituale, estetica e di costume. Appassionarsi all’arte significa dunque sì investire ma anche conoscere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda.

A differenza di tutti gli altri settori di investimento quello artistico ha il potere di cambiare la vita del collezionista non solo economicamente ma anche a livello di raffinatezza intellettuale, e di aprirgli una rete di relazioni con artisti, altri collezionisti e operatori del settore, che può rivelarsi preziosa anche a livello di buisness.

Infine, realisticamente parlando, l’arte è da sempre uno status symbol e un indice di potere: l’opera d’arte non è un oggetto industriale prodotto in serie che tutti possono avere ma un pezzo unico che parla non solo della capacità economica di chi lo possiede ma anche della sua sensibilità culturale.

L’opera d’arte, se comprata con consapevolezza e con l’aiuto di una guida esperta che aiuti ad orientarsi nella complessità del mercato, può moltiplicare il proprio valore.

Ecco lo scopo di questa breve guida: offrirvi un primo aiuto per inoltrarvi in modo sicuro nel complesso mondo del mercato dell’arte.

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[1] Fonte: Marilena Pirrelli, Il Sole 24 Ore, sabato 17 agosto 2013, pag. 6

LA SELVA OSCURA – Giornata della Memoria 2015

 

la_selva_oscuraLA SELVA OSCURA

17 gennaio – 13 febbraio 2015

inaugurazione domenica 18 gennaio h. 17.00

Museo “Il Correggio”, Correggio (RE)

il 27 gennaio 2015 ricorre il 70° anniversario della liberazione del Campo di Concentramento di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa.

Sarà una ricorrenza particolarmente sentita, a livello mondiale, anche perché di anno in anno, i testimoni diretti sono sempre meno.

“La Selva Oscura” è la mostra collettiva che ho curato per questa ricorrenza e mette a confronto artisti ebrei e non sul tema della memoria  della Shoah attraverso la metafora del bosco e degli alberi.

Nella cultura ebraica il bosco è strettamente legato alla memoria: si usa infatti piantare alberi, o interi boschi, per ricordare le vittime della Shoah e i “giusti”, i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista.

L’albero e il bosco sono metafore delle vittime dell’Olocausto ma possono assumere anche un’accezione più vicina al concetto di “selva oscura” dantesca nella quale “la diritta via era smarrita”. Il bosco si connota in questo caso come luogo dello smarrimento dell’umanità intera di fronte a quel capitolo oscuro della Storia che è stata la “Soluzione Finale” nazista.

I boschi sono stati altresì luoghi di episodi di eroica resistenza ebrea: in molte foreste dalla Bielorussia alla Lituania, si sono nascosti, organizzandosi militarmente, gruppi di ebrei sfuggiti alla distruzione dei ghetti e ai campi di sterminio e da lì hanno sferrato disperate offensive ai nazisti o hanno cercato di creare punti di raccolta e resistenza per salvare quanti più ebrei possibile.

Il bosco e gli alberi mi sono sembrati quest’anno la giusta metafora per parlare dell’Olocausto e gli artisti che ho coinvolto hanno saputo tradurre questi spunti in opere di grande forza.

Parteciperanno alla collettiva “La Selva Oscura”

Alessandro Bazan, Fulvio Di Piazza, Kim Dorland, Manuel Felisi, Giovanni Frangi, Fabio Giampietro, Hyena, Giorgio Linda, Raffaele Minotto, Luca Moscariello, Barbara Nahmad, Simone Pellegrini, Pierluigi Pusole, Tobia Ravà, Max Rohr, Hana Silberstein.

La realizzazione della mostra è stata possibile grazie al contributo del Comune di Correggio (RE), delle Gallerie de’ Bonis, Bonioni, Bonelli, Studio Raffaelli Fabbrica Eos, Restarte e del laboratorio di ricerca d’ Arte Contemporanea PaRDes.

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Per vedere e geolocalizzare tutti gli eventi nel mondo organizzati per la Giornata della Memoria del 2015 il Memorial and Museum Auschwitz-Birkenau ha istituito la piattaforma 70.auschwitz.org, nella quale si può avere un’idea della vastità delle celebrazioni previste in questo 70° anniversario e sul quale è mappata anche la nostra mostra.

Per la mostra è stato edito da Vanilla Edizioni un catalogo con testi miei e di Maria Luisa Trevisan.

Qui la versione e-book

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GALLIANI INCONTRA MORANDI, LA POETICA DEL SILENZIO

 

Omar Galliani 16 paesaggi per Giorgio, matita nera s carta e anello oro, 34.5x49 cm.

Omar Galliani 16 paesaggi per Giorgio, matita nera s carta e anello oro, 34.5×49 cm.

Le poetiche di due artisti silenziosi, che preferiscono alle parole il fruscio della matita, si trovano idealmente a confronto sulle colline bolognesi.

A Grizzana Morandi, in provincia di Bologna, la casa tanto cara a Giorgio Morandi, per lui rifugio, oasi creativa e “buen retiro”, ospita per la prima volta, come sede espositiva, le opere di un altro artista: Omar Galliani che ha fatto conoscere il grande disegno italiano in tutto il mondo.

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Le stanze abitate da Morandi e dalle sue sorelle, popolate dagli oggetti che hanno costituito la sua quasi ascetica poetica visiva, dall’11 luglio al 30 ottobre 2014, accolgono le opere di Omar Galliani che, a ben guardare, hanno diversi aspetti propri anche dell’universo morandiano.

Omar Galliani

Omar Galliani

«Cosa unisce e cosa divide le cifre del fare?», si chiede Omar Galliani. «Le geografie e gli spostamenti dei segni non hanno per nostra fortuna regole addomesticate dalla subordinazione storica degli eventi. Il silenzio meticoloso della pennellata o il graffiare e sfumare del disegnare hanno in comune l’attesa e il tempo. Un tempo sospeso tra la prospettiva incerta di una strada in salita che si riempie di passi o il profilo tremulo di un’ombra di un calice sulla parete. Rimuovere il tempo non significa collassarci dentro, ma sostenere che il tempo non è finito come l’opera mai finita di Giorgio. Aggiungere nuovi fogli e nuove opere in questa casa, collocata sul ciglio di una strada comune quanto unica, non significa fermarsi a… ma ripartire sui tuoi passi».

Omar Galliani. Sui tuoi passi, 1986, carboncino su carta intelata,  cm 125x200

Omar Galliani. Sui tuoi passi, 1986, carboncino su carta intelata, cm 125×200

Ed è proprio “Sui tuoi passi” il titolo di una delle opere di Galliani realizzata nel 1986 ma esposta al pubblico per la prima volta solo in questa occasione, un pezzo con l’inconfondibile impronta di Galliani ma allo stesso tempo molto evocativo dell’universo paesaggistico morandiano. Accanto a quest’opera trova posto “Paesaggio dei miei veleni” e “Iris per Giorgio”, quest’ultima realizzata appositamente per questa mostra. Accanto a questi pezzi completano la lettura di Galliani del genius loci morandiano una serie di 16 disegni preparatori che trovano il loro spazio nei locali dei “Fienili del Campiaro”.

La casa di Morandi, un vero e proprio microcosmo di oggetti e affetti, dalle cui finestre si possono ritrovare rivedere i suoi paesaggi, sempre realizzati stando all’interno, protetto dalla cornice della finestra che gli ritagliava un pezzo di mondo (e ci si stupisce di vederli veri e colorati e non nella loro più nota bidimensionalità di grafite) accoglie in un modo molto naturale le opere di Galliani. Questi, lungi dal voler emulare il Maestro bolognese – nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa- si propone di raccoglierne il lavoro idealmente mai finito: per Galliani aggiungere “nuovi fogli e nuove opere in questa casa, collocata sul ciglio di una strada comune quanto unica, non significa fermarsi a… ma ripartire sui tuoi passi” come Galliani stesso afferma.

Omar Galliani, Un iris per Giorgio, matita nera su carta + anello d'oro, 78,5x107 cm

Omar Galliani, Un iris per Giorgio, matita nera su carta + anello d’oro, 78,5×107 cm

La mostra si inserisce in una più ampia rassegna che prevede anche la mostra fotografica di Luciano Leonotti, che per la prima volta fotografa nella sua interezza “Casa Morandi” e l’inaugurazione di “Fienilelab”, il laboratorio d’arte che ospita una mostra di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna (Francesca Bertazzoni, Jessica Ferro, Nicola Montalbini, Eldi Veizaj), alle prese con morfologia e morfogenesi da “Historia Naturalis”.

 

IL BIMILLENARIO DELLA MORTE DI AUGUSTO, FRA ARTE E TECNOLOGIA

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Oggi, 19 agosto 2014, si celebra il bimillenario della morte di Ottaviano Augusto, Princeps (rifiutò sempre infatti il termine “imperator”) di Roma che segnò il passaggio dal periodo repubblicano al principato.

Augusto, come molti uomini di potere, fece un uso grandioso della propaganda – e dell’Arte come suo strumento – per celebrare il suo principato. Fu lui a commissionare a Virgilio l’Eneide, con la quale dichiarava la discendenza della Gens Julia, alla quale apparteneva, direttamente dall’eroe Enea, figlio di Anchise e nientemeno che della dea Venere. A scopo celebrativo fece erigere anche l’Ara Pacis, simbolo della pace e della prosperità raggiunte da Roma durante la sua reggenza.

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Il suo ambizioso e quasi epico programma celebrativo era volto ad assimilare il suo regime con l’età dell’oro, una nuova epoca di semplicità di costumi, prosperità e pace universale.

Il sistema di propaganda che adottò fu così efficace che il mito della sua discendenza divina e la pace augustea furono fonte d’ispirazione nei secoli per gli assolutismi a venire.

Diverse sono le iniziative che Roma dedica a Ottaviano e ai suoi monumenti e fra queste spicca l’apertura straordinaria dell’Ara Pacis stasera, dalle 21 alle 24, con proiezioni di luce sul fronte occidentale e su quello orientale, che ricreano i colori originali dell’altare. La tecnica di proiezione digitale si basa su analisi di laboratorio, ricerche cromatiche e analisi comparative sulla pittura romana: in particolare su sculture policrome e pitture murali come quelle Pompeiane.

Non è la prima volta che questo sistema viene proiettato: il debutto fu nel 2009. Il gruppo di studio che ha lavorato sulla ricerca della cromia originale e sulla tecnologia per farla esperire al pubblico, si è costituito molti anni fa, in occasione dell’allestimento del nuovo museo.

la personificazione di Roma

la personificazione di Roma

L’approccio alla proiezione è discreto, perché non investe l’intero monumento ma due lati soltanto, permettendo un immediato confronto con il marmo bianco com’è oggi, e di taglio critico poiché – come si legge sul sito stesso del Museo: www.arapacis.it – “non si vuole colorare l’Ara Pacis “com’era” ma restituire, in via d’ ipotesi, l’aspetto prossimo all’originale di un passato lontano ma non perduto”.

Una tecnologia non invasiva, spettacolare e coinvolgente per il grande pubblico, ma con alle spalle una seria ricerca e scientifica pienamente in linea con le tendenze “edutainment” (educare divertendo) di oggi.

Negli stessi orari stasera sarà visitabile anche la mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”, in corso fino al 7 settembre, sempre al Museo dell’Ara Pacis. La mostra approfondisce le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato.  In mostra saranno esposti incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme.

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Ara Pacis a colori e mostra “L’Arte del comando. L’eredità di Augusto”

Museo dell’Ara Pacis

Orario:

Apertura straordinaria del museo il 19 agosto 2014, ore 21.00-24.00 (la biglietteria aprirà alle 21.00 e l’ultimo ingresso è alle ore 23.00), in occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto.

Biglietto d’ingresso:

Biglietto unico per “Ara Pacis a colori” e mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto” in occasione dell’apertura straordinaria del 19 agosto:
–  Ingresso Intero € 11,00
–  Ingresso Ridotto € 9,00

Informazioni: tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
 

“RANGAVALLI”, I MANDALA DI PHILIP TAAFFE

Philip Taaffe, Rangavalli IX, 1989, olio su carta, 68,5 x 68,5cm

Philip Taaffe, Rangavalli IX, 1989, olio su carta, 68,5 x 68,5cm

Un oggetto mistico, uno strumento di conoscenza, un simbolo antico e magnetico, ecco cos’è un mandala.

L’etimo della parola viene dal sanscrito “essenza” (manda)”, possedere” o “contenere” (la).

Il mandala è una forma circolare simbolica che allude all’origine dell’universo che da un punto si è sviluppato in un’essenza ampia e complessa, ma rappresenta anche la maturazione della propria consapevolezza umana, la riflessione dal sé verso il tutto: il passaggio dall’ inconscio individuale all’inconscio collettivo.

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Chartres, Cattedrale, rosone del transetto nord

Chartres, Cattedrale, rosone del transetto nord

 Il primo mandala noto è una ruota solare paleolitica trovata nell’Africa del sud ma queste forme sono da sempre presenti in ogni cultura, da oriente a occidente: nell’induismo, nel buddismo, nel cristianesimo, presso gli indios americani. Persino Jung li studiò in quanto simboli archetipici per vent’anni e scrisse sull’argomento ben quattro saggi.

il primo mandala disegnato da Jung

il primo mandala disegnato da Jung

Nelle filosofie orientali i mandala vengono usati come strumento per la meditazione e il fine della costruzione di un mandala è la ricostruzione di un ordinamento precedentemente in vigore.

Singolare è la definizione che ne diede Giuseppe Tucci, grande figura di orientalista, padre della tibetologia contemporanea: ‘psicocosmogramma’ nel mandala infatti  è rappresentata in forma sintetica la serie di nessi e legami che fanno della realtà, apparentemente frammentata negli innumerevoli elementi che la compongono, un tutto organico e coerente fin nella sue parti più infinitesimali.

Vishnu Mandala

Vishnu Mandala

Anche nell’occidente contemporaneo c’è chi si avvicina ai mandala, come Philip Taaffe (Elizabeth, New Jersey, 1955) con la sua serie “Rangavalli”, presentata allo Studio d’Arte Raffaelli di Trento (29 maggio – 30 settembre 2014). Taaffe scopre un particolare tipo di mandala chiamato “Rangavalli” durante un viaggio in India negli anni Ottanta, in cui rimane incantato dai disegni che la mattina le donne eseguono con farina di riso e curcuma sulla soglia di casa per tenere lontani gli spiriti maligni (e, più prosaicamente, le formiche).

I mandala di Taaffe, in linea con la tutta la sua pittura, galleggiano fra la tradizione antica, lo psichedelico (anzi, lo psicocosmogramma) e il pop perché Taaffe è pur sempre un artista contemporaneo e occidentale. Punti e linee sinuose si intrecciano nei motivi del “nodo infinito” declinato in numerose varianti.

Philip Taaffe, Rangavalli V, 1989, olio su carta, 68,5 x 68,5cm

Philip Taaffe, Rangavalli V, 1989, olio su carta, 68,5 x 68,5cm

Questi mandala devono essere rimasti impressi negli occhi e nel cuore dell’artista che, nel 2014, ne propone una nuova, più ricca ed elaborata serie. In mostra a Trento sono accostate opere della fine degli anni Ottanta con opere del 2014 che permettono di attraversare insieme all’artista l’evoluzione del suo approccio al soggetto.

E’ sempre affascinante il modo in cui Taaffe elabora tradizioni antiche e tribali in linguaggio contemporaneo creando opere ipnotiche che sembrano cariche di proprietà curative per lo spirito.

 

Philip Taaffe, Rangavalli Painting A, 2014, tecnica mista su tela, cm 32,4 x 33,6

Philip Taaffe, Rangavalli Painting A, 2014, tecnica mista su tela, cm 32,4 x 33,6

Philip Taaffe, Rangavalli

Trento, Studio d’Arte Raffaelli

29 maggio – 30 settembre 2014

philiptaaffe.info

 

 

La carne e lo spirito: “Giove ed Io”

Margherita Giove ed Io

Quando un pittore che ha lavorato tutta la vita sul Sacro a fine carriera si confronta col profano, beh, possono nascere opere imprevedibili che rivelano qualcosa in più sulla sua personalità.

Antonio Allegri, Giove ed Io, 1531, olio su tela, 163,5 x 74, Vienna Kunsthistoriches Museum

Antonio Allegri, Giove ed Io, 1531, olio su tela, 163,5 x 74, Vienna Kunsthistoriches Museum

Ecco Giove ed Io, 1531, uno dei capolavori del Correggio, dipinto per Federico II Gonzaga (che aveva un certo gusto per i dipinti erotici, come testimoniano gli affreschi di Palazzo Te).

Giulio Romano, Giove e Olimpia, Mantova, Palazzo Te

Giulio Romano, Giove e Olimpia, Mantova, Palazzo Te

Ripercorriamo la storia: Giove si innamora della bella Io e per non farsi scoprire dalla gelosissima Giunone scende sulla terra avvolto in una nube e con questo stratagemma possiede Io. Giunone poi, non nuova a questi scherzi del consorte, scopre l’inganno – nonostante Giove avesse trasformato Io in una giumenta per depistare la moglie – e vessa Io riducendola in schiavitù finché non arriva Mercurio, invocato da Giove, a liberarla. La storia va avanti ancora a lungo, fra mille peripezie e personaggi che però al Correggio non interessano. Correggio va subito al cuore del racconto, dipingendo l’incontro fra Giove ed Io, furtivo, passionale, travolgente. L’incontro fra carne umana e spirito divino, quello spirito che si concretizza soltanto nell’istante in cui sfiora la pelle di Io.

Giove ed Io rappresenta in realtà, più che l’omonimo mito, l’eterno dualismo fra sensualità e spiritualità che il Correggio ha saputo superare con un’interpretazione tantrica ante litteram.

In tutta la serie de “Gli Amori di Giove”, i più celebri fra i pochi dipinti di soggetto profano del Correggio, Giove ed Io si distingue su tutti per una passionalità travolgente ma non licenziosa o ammiccante. Soltanto divinamente (in ogni senso) intensa.

Il Correggio, Leda e il cigno, 1530-31, olio su tela, 152 x 191, Berlino, Gemäldegalerie

Il Correggio, Leda e il cigno, 1530-31, olio su tela, 152 x 191, Berlino, Gemäldegalerie 

Il Correggio, Danae, 1531-32, olio su tela, 161 x 193, Roma, Galleria Borghese

Il Correggio, Danae, 1531-32, olio su tela, 161 x 193, Roma, Galleria Borghese

Il Correggio, Ganimede e l'aquila, 1531-32, olio su tela, 163,5 x 70,5, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Il Correggio, Ganimede e l’aquila, 1531-32, olio su tela, 163,5 x 70,5, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Il valore aggiunto che Correggio riesce a conferire alla sua Io è la passione resa in modo molto naturalistico e coinvolto, com’è proprio dell’Allegri che si conferma anche nel soggetto profano maestro dei sentimenti che non gli sono dunque ispirati solo dalla fede. Quanto a Giove Correggio, a differenza degli altri artisti, ha la brillante intuizione di raffigurarlo non nascosto dalla nube ma fatto della nube stessa. Il suo corpo divino sembra materializzarsi solo nel punto e nel momento in cui entra in contatto con la carne umana della ragazza desiderata.

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Il realismo morbido con cui rende l’opima fisicità di Io e l’altrettanto naturalistica evanescenza con cui dipinge il dio-nuvola (una nuvola scura che scendendo sulla giovane preda l’avrebbe avvolta occultando la vista del loro incontro) traducono questo incontro di divino e umano che non è solo un amore profano ma anche un anelare dell’uomo al divino attraverso l’amore sensuale.

Un particolare rivelatore sembra avvalorare questa tesi: nell’angolo in basso a destra c’è un cervo dipinto che sembra quasi un ripensamento. Il cervo sembra colto nell’atto di bere l’acqua ai piedi di Io. Accanto ad esso si trova un otre, antico simbolo convenzionale per la sorgente di un fiume. Questa associazione di simboli rimanda al Salmo 42: “ Come la cerva anela ai corsi delle acque così la mia anima anela a Te, o Dio”.

La grandezza del Correggio, rispetto ad artisti predecessori, coevi e successivi, sta nello sviluppare l’opera non in modo narrativo ma emozionale, con un taglio verticale e centrato sul soggetto senza elementi di distrazione. Il vero contenuto è l’espressione del sentimento.

Bartolomeo Di Giovanni, Giove ed Io, 1488

Bartolomeo Di Giovanni, Giove ed Io, 1488

La modernità nella resa di questo soggetto, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, sta nel fatto che il poeta latino descrive una Io che fugge nei  boschi per paura di Giove, mentre la Io dipinta dal Correggio prende piacere dalla sua evanescente essenza. Correggio descrive dunque anche concettualmente un piacere che non solo si dà da parte maschile ma si riceve godendone anche da parte femminile: un punto di vista per i tempi quantomeno inusuale.

Secondo Strzygowski potrebbe derivare da  “Satiro che bacia una donna vista di schiena” del Museo Archeologico di Venezia. Ci sono molte opere dell’antichità con coppie poste in posizioni simili.

Ara Grimani, Museo archeologico di venezia

Ara Grimani, Museo archeologico di Venezia

Non è tuttavia certo che Correggio conoscesse direttamente questi modelli. E’ probabile che Allegri abbia composto insieme diversi modelli antichi mediati da disegni fatti da artisti romani della cerchia raffaellesca e Giulio Romano potrebbe aver avuto un ruolo chiave nel fornire al Correggio questi modelli.

(Post tratto dalla mia conferenza omonima al Correggio Art Home il 13 ottobre 2013)

 

REGGIO EMILIA: IL MUSEO TRASVERSALE

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I Musei Civici di Reggio Emilia rinnovano il proprio aspetto e aprono una nuova sezione dedicata all’ Arte Contemporanea e a un nuovo modo di concepire il Museo.

Il terzo piano di Palazzo San  Francesco ospita un nuovo allestimento, su progetto di Italo Rota, che ripropone in modo nuovo e trasversale le collezioni dei Musei (artistiche, archeologiche, etnografiche e naturalistiche).

Pezzi, spesso poco conosciuti, delle diverse raccolte sono state esposti in grandi e luminose vetrine tematiche che raccontano la storia della città, dei suoi personaggi e del suo percorso artistico unendo in modo libero e intelligente reperti archeologici, cimeli risorgimentali, ritratti di pittori, poeti, scienziati, armi ed abiti tribali portati a Reggio da esploratori locali.

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L’allestimento presenta pezzi del nostro passato in un modo che strizza l’occhio al futuro, quasi fossero oggetti conservati in contenitori ipertecnologici dai nostri successori per documentare e analizzare la nostra civiltà.

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Decontestualizzando gli oggetti e ricollocandoli insieme con libere associazioni interdisciplinari li si può vedere con nuovi occhi, scevri da antiche, pur utili, classificazioni.

E perché non associare a questo nuovo modo di raccontare la città citazioni letterarie e cinematografiche?

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Il patrimonio dei Musei diventa così fluido, rompe le barriere di collezioni, piani, vetrine e magazzini per adattarsi a un modo di conoscere il mondo che è anch’esso cambiato.