IL BIMILLENARIO DELLA MORTE DI AUGUSTO, FRA ARTE E TECNOLOGIA

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani

Oggi, 19 agosto 2014, si celebra il bimillenario della morte di Ottaviano Augusto, Princeps (rifiutò sempre infatti il termine “imperator”) di Roma che segnò il passaggio dal periodo repubblicano al principato.

Augusto, come molti uomini di potere, fece un uso grandioso della propaganda – e dell’Arte come suo strumento – per celebrare il suo principato. Fu lui a commissionare a Virgilio l’Eneide, con la quale dichiarava la discendenza della Gens Julia, alla quale apparteneva, direttamente dall’eroe Enea, figlio di Anchise e nientemeno che della dea Venere. A scopo celebrativo fece erigere anche l’Ara Pacis, simbolo della pace e della prosperità raggiunte da Roma durante la sua reggenza.

AraPacis

Il suo ambizioso e quasi epico programma celebrativo era volto ad assimilare il suo regime con l’età dell’oro, una nuova epoca di semplicità di costumi, prosperità e pace universale.

Il sistema di propaganda che adottò fu così efficace che il mito della sua discendenza divina e la pace augustea furono fonte d’ispirazione nei secoli per gli assolutismi a venire.

Diverse sono le iniziative che Roma dedica a Ottaviano e ai suoi monumenti e fra queste spicca l’apertura straordinaria dell’Ara Pacis stasera, dalle 21 alle 24, con proiezioni di luce sul fronte occidentale e su quello orientale, che ricreano i colori originali dell’altare. La tecnica di proiezione digitale si basa su analisi di laboratorio, ricerche cromatiche e analisi comparative sulla pittura romana: in particolare su sculture policrome e pitture murali come quelle Pompeiane.

Non è la prima volta che questo sistema viene proiettato: il debutto fu nel 2009. Il gruppo di studio che ha lavorato sulla ricerca della cromia originale e sulla tecnologia per farla esperire al pubblico, si è costituito molti anni fa, in occasione dell’allestimento del nuovo museo.

la personificazione di Roma

la personificazione di Roma

L’approccio alla proiezione è discreto, perché non investe l’intero monumento ma due lati soltanto, permettendo un immediato confronto con il marmo bianco com’è oggi, e di taglio critico poiché – come si legge sul sito stesso del Museo: www.arapacis.it – “non si vuole colorare l’Ara Pacis “com’era” ma restituire, in via d’ ipotesi, l’aspetto prossimo all’originale di un passato lontano ma non perduto”.

Una tecnologia non invasiva, spettacolare e coinvolgente per il grande pubblico, ma con alle spalle una seria ricerca e scientifica pienamente in linea con le tendenze “edutainment” (educare divertendo) di oggi.

Negli stessi orari stasera sarà visitabile anche la mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”, in corso fino al 7 settembre, sempre al Museo dell’Ara Pacis. La mostra approfondisce le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato.  In mostra saranno esposti incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme.

augusto-arte-comando

Ara Pacis a colori e mostra “L’Arte del comando. L’eredità di Augusto”

Museo dell’Ara Pacis

Orario:

Apertura straordinaria del museo il 19 agosto 2014, ore 21.00-24.00 (la biglietteria aprirà alle 21.00 e l’ultimo ingresso è alle ore 23.00), in occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto.

Biglietto d’ingresso:

Biglietto unico per “Ara Pacis a colori” e mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto” in occasione dell’apertura straordinaria del 19 agosto:
–  Ingresso Intero € 11,00
–  Ingresso Ridotto € 9,00

Informazioni: tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
 

L’IMPORTANZA DEL MECENATISMO E DEL COLLEZIONISMO

Invito

Collezionismo e committenza sono da sempre specchio della cultura di un’epoca e termometro del gusto ma non solo: ogni commissione, ogni acquisto d’arte contribuisce a scrivere una pagina della nostra storia, è un gradino nella scala dell’evoluzione che saliranno le generazioni future.

Grazie a grandi collezionisti e mecenati che hanno raccolto e condiviso arte oggi tutti noi possiamo allargare i nostri orizzonti culturali. Pensiamo a Peggy Guggenheim o a Giuseppe Panza di Biumo.

Sono stata invitata a tenere una conversazione d’Arte domenica 13 aprile 2014 a Correggio Art Home, il centro studi della Fondazione Il Correggio che ha sede nella casa natale del pittore. L’argomento che mi è stato chiesto di illustrare è il rapporto fra potere e cultura alla corte dei Da Correggio.

Cosa fa di un piccolo centro padano una grande capitale la cui nomea non viene offuscata neanche da cinque secoli? Le armi e attenti rapporti diplomatici non sarebbero bastati senza una lungimirante politica culturale.

Pittore emiliano del XVII sec., Pianta di Correggio

Pittore emiliano del XVII sec., Pianta di Correggio

Questo è il caso della corte dei Da Correggio che, attraverso reggenti illuminati e colti, commissioni artistiche al passo con i tempi e un autentico amore per le arti e per le lettere, hanno donato al loro piccolo Stato monumenti, urbanistica, e opere che avrebbero resistito ai secoli mantenendo fresco tutto il loro splendore.

I Da Correggio, nelle persone del conte Nicolò II e della contessa Veronica Gambara hanno intessuto rapporti con molte delle personalità più in vista della politica e della cultura del tempo.

medaglia di Nicolò II Da Correggio

  medaglia di Nicolò II Da Correggio

Il Correggio, Ritratto di Gentildonna (probabilmente Veronica Gambara)

Il Correggio, Ritratto di Gentildonna (probabilmente Veronica Gambara)

 

E quando parlo di personalità in vista intendo davvero in vista: l’imperatore Carlo V fu ospite a Correggio per ben due volte, Veronica Gambara ebbe scambi epistolari intensi con Isabella d’Este, le rime della contessa Da Correggio furono ammirate da Pietro Aretino che definì Correggio “un paradisetto culturale”. Parlò della corte emiliana anche Ludovico Ariosto nell’ Orlando Furioso riconoscendole una qualità intellettuale e culturale che ben poche altre corti (di queste dimensioni) avevano. Anche l’Ariosto sarà ospite di Veronica a Correggio nel 1531. Nicolò II oltre che uomo di Stato fu anche uomo di lettere tanto da essere annoverato fra i fondatori della drammaturgia italiana grazie al suo “Fabula de Cefalo e Procri”, un’opera drammatica in volgare che è la seconda dopo l’Orfeo di Poliziano. La “Fabula” di Nicolò da Correggio  ebbe tanto successo che spesso gli artisti rinascimentali presero spunto proprio da essa per raffigurare questo mito.

Correggio, a partire da Antonio Allegri, ha dato i natali a una quantità di straordinari talenti che hanno brillato in ogni epoca in arte, letteratura, musica.

Com’è nato un humus culturale così fertile, cos’ha reso l’aria di questo centro così  creativa? La risposta è da cercare proprio nella storia, in un passato che i suoi Signori hanno costruito ogni giorno, guardando non solo al presente ma anche al futuro, con le opere d’arte commissionate e acquistate che hanno saputo stimolare giovani menti facendone grandi talenti.