GALLIANI INCONTRA MORANDI, LA POETICA DEL SILENZIO

 

Omar Galliani 16 paesaggi per Giorgio, matita nera s carta e anello oro, 34.5x49 cm.

Omar Galliani 16 paesaggi per Giorgio, matita nera s carta e anello oro, 34.5×49 cm.

Le poetiche di due artisti silenziosi, che preferiscono alle parole il fruscio della matita, si trovano idealmente a confronto sulle colline bolognesi.

A Grizzana Morandi, in provincia di Bologna, la casa tanto cara a Giorgio Morandi, per lui rifugio, oasi creativa e “buen retiro”, ospita per la prima volta, come sede espositiva, le opere di un altro artista: Omar Galliani che ha fatto conoscere il grande disegno italiano in tutto il mondo.

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Le stanze abitate da Morandi e dalle sue sorelle, popolate dagli oggetti che hanno costituito la sua quasi ascetica poetica visiva, dall’11 luglio al 30 ottobre 2014, accolgono le opere di Omar Galliani che, a ben guardare, hanno diversi aspetti propri anche dell’universo morandiano.

Omar Galliani

Omar Galliani

«Cosa unisce e cosa divide le cifre del fare?», si chiede Omar Galliani. «Le geografie e gli spostamenti dei segni non hanno per nostra fortuna regole addomesticate dalla subordinazione storica degli eventi. Il silenzio meticoloso della pennellata o il graffiare e sfumare del disegnare hanno in comune l’attesa e il tempo. Un tempo sospeso tra la prospettiva incerta di una strada in salita che si riempie di passi o il profilo tremulo di un’ombra di un calice sulla parete. Rimuovere il tempo non significa collassarci dentro, ma sostenere che il tempo non è finito come l’opera mai finita di Giorgio. Aggiungere nuovi fogli e nuove opere in questa casa, collocata sul ciglio di una strada comune quanto unica, non significa fermarsi a… ma ripartire sui tuoi passi».

Omar Galliani. Sui tuoi passi, 1986, carboncino su carta intelata,  cm 125x200

Omar Galliani. Sui tuoi passi, 1986, carboncino su carta intelata, cm 125×200

Ed è proprio “Sui tuoi passi” il titolo di una delle opere di Galliani realizzata nel 1986 ma esposta al pubblico per la prima volta solo in questa occasione, un pezzo con l’inconfondibile impronta di Galliani ma allo stesso tempo molto evocativo dell’universo paesaggistico morandiano. Accanto a quest’opera trova posto “Paesaggio dei miei veleni” e “Iris per Giorgio”, quest’ultima realizzata appositamente per questa mostra. Accanto a questi pezzi completano la lettura di Galliani del genius loci morandiano una serie di 16 disegni preparatori che trovano il loro spazio nei locali dei “Fienili del Campiaro”.

La casa di Morandi, un vero e proprio microcosmo di oggetti e affetti, dalle cui finestre si possono ritrovare rivedere i suoi paesaggi, sempre realizzati stando all’interno, protetto dalla cornice della finestra che gli ritagliava un pezzo di mondo (e ci si stupisce di vederli veri e colorati e non nella loro più nota bidimensionalità di grafite) accoglie in un modo molto naturale le opere di Galliani. Questi, lungi dal voler emulare il Maestro bolognese – nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa- si propone di raccoglierne il lavoro idealmente mai finito: per Galliani aggiungere “nuovi fogli e nuove opere in questa casa, collocata sul ciglio di una strada comune quanto unica, non significa fermarsi a… ma ripartire sui tuoi passi” come Galliani stesso afferma.

Omar Galliani, Un iris per Giorgio, matita nera su carta + anello d'oro, 78,5x107 cm

Omar Galliani, Un iris per Giorgio, matita nera su carta + anello d’oro, 78,5×107 cm

La mostra si inserisce in una più ampia rassegna che prevede anche la mostra fotografica di Luciano Leonotti, che per la prima volta fotografa nella sua interezza “Casa Morandi” e l’inaugurazione di “Fienilelab”, il laboratorio d’arte che ospita una mostra di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna (Francesca Bertazzoni, Jessica Ferro, Nicola Montalbini, Eldi Veizaj), alle prese con morfologia e morfogenesi da “Historia Naturalis”.

 

“IN ABSENTIA”

In Absentia, collettiva in memoria di Lucia Finzi, vittima della Shoah

In Absentia, collettiva in memoria di Lucia Finzi, vittima della Shoah

Ciascuno di noi ha un nervo scoperto e il mio – umanamente e professionalmente – è decisamente la storia della Shoah.

Il progetto ARS – Art Resistance Shoah a cui ho dato vita insieme al collega Salvatore Trapani, è arrivato alla sua seconda mostra.

Quest’anno siamo partiti non dalla grande Storia ma da una singola storia locale, quella di Lucia Finzi, una donna ebrea di Correggio (Comune che ha ospitato la mostra), deportata e uccisa ad Auschwitz. Alla famiglia di Lucia Finzi non è rimasto assolutamente nulla di lei, se non i ricordi e una copia della foto tessera della carta d’identità.

Lucia Finzi (per gentile concessione della famiglia Finzi)

Lucia Finzi
(per gentile concessione della famiglia Finzi)

“In absentia”, Il titolo di questa collettiva, allude proprio alla sua assenza, la sua e quella di tutte le vite cancellate dal nazifascismo. Un’assenza che abbiamo cercato di colmare con i nostri strumenti. In risposta a beni sequestrati e distrutti abbiamo offerto opere d’arte, alcune delle quali realizzate proprio per questa mostra e ispirate alla storia di Lucia, arrivata a noi attraverso i racconti del nipote Guido. In risposta alla distruzione abbiamo scelto la creazione, in risposta all’omologazione imposta alle menti dalla dittatura abbiamo voluto sottolineare la libertà di pensiero e la ricchezza della varietà di espressione.

Se il nazifascismo ha cercato di cancellare l’arte di opposizione, l’arte che sveglia le coscienze, oggi con questo progetto possiamo provare a ridare spazio a tutte le voci che sono state soffocate, come quella di Lucia Finzi e lo facciamo attraverso lo strumento che ci è proprio: l’arte. Uno strumento che non riporta date o numeri, non mette in ordine avvenimenti, non trascrive documenti ma evoca atmosfere, piange, urla, commuove, ci catapulta dentro un coacervo di sentimenti attraverso i quali la storia si fissa nella nostra mente e facciamo davvero nostra l’idea di “mai più”.

Abbiamo cercato di raccontare per sensazioni la storia di Lucia Finzi che è la storia di tante altre vittime; una singola storia che è riflesso della “grande storia” segnata da tappe drammatiche: le leggi razziali, la fuga in cerca di un nascondiglio sicuro, i rastrellamenti, gli arresti, le deportazioni, i campi di concentramento, la morte. Un climax di violenza che non riusciamo nemmeno a immaginare e che questi artisti hanno evocato.

Per raccontare l’inenarrabile abbiamo cercato una storia locale, poco conosciuta, che potesse aggiungere un tassello a quanto già si sa − o si crede di sapere − sull’Olocausto. Quindi abbiamo invitato degli artisti che la raccontassero e ognuno di loro ci ha sorpreso, restituendoci un racconto per sensazioni molto più ricco e profondo di quello che avrebbe potuto essere una narrazione tradizionale.

Da questa storia nasce la nostra idea di creare una mostra collettiva attraverso la quale ogni artista possa aggiungere un tassello a questa storia cancellata. Nella ricerca degli artisti, durante lunghe chiacchierate con i galleristi che hanno preso parte al progetto, ci siamo imbattuti anche in opere già esistenti che abbiamo scelto di inserire nella mostra come elementi mancanti al nostro discorso.

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Abbiamo cercato di raccontare per sensazioni la storia di Lucia Finzi che è la storia di tante altre vittime; una singola storia che è riflesso della “grande storia” segnata da tappe drammatiche: le leggi razziali, la fuga in cerca di un nascondiglio sicuro, i rastrellamenti, gli arresti, le deportazioni, i campi di concentramento, la morte. Un climax di violenza che non riusciamo nemmeno a immaginare e che questi artisti hanno evocato.

Ne è uscita una mostra ricca e varia accompagnata, al momento dell’inaugurazione da un approfondimento storico artistico di Salvatore Trapani sul tema di Arte e Damnatio Memoriae, da un intervento di Beniamino Goldstein, rabbino capo di Modena e Reggio e da una meravigliosa performance di danza del ballerino minimalista Giuseppe Palombarini su musiche tratte dal fil “Il pianista” di Roman Polanski.

Salvatore Trapani e Rav Goldstein durante la conferenza inaugurale "In Absentia vs Damnatio Memoriae"

Salvatore Trapani e Rav Goldstein durante la conferenza inaugurale “In Absentia vs Damnatio Memoriae”

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Gli artisti che abbiamo selezionato sono Massimiliano Alioto, Gabriele Arruzzo, Francesco De Grandi, Omar Galliani, Tea Giobbio, Giuseppe Gonella, Svitlana Grebenyuk, Ali Hassoun, Massimo Lagrotteria, Trento  Longaretti, Hermann Nitsch, Luca Pignatelli, Silvio Porzionato, Paolo Quaresima, Aldo Sergio, Giovanni Sesia, Cristiano Tassinari,  Santiago Ydañez.

E’ stato fondamentale inoltre la partecipazione davvero sentita di tutte le gallerie di riferimento: La Galleria de’ Bonis, Italian Factory, Bonelli Lab, BiasuttiBisutti, la Galleria Restarte e la Galleria Forni.

Come ha detto Fania Brankovskaja, partigiana e testimone ebrea lituana sopravvissuta alla distruzione del ghetto di Vilnius  che abbiamo avuto l’onore di avere come ospite, “Queste opere sono come tante porte, ognuno può trovare la più vicina alla propria sensibilità per entrare nella Storia”.

Margherita Fontanesi, Salvatore Trapani e Fania Brancovskaja

Margherita Fontanesi, Salvatore Trapani e Fania Brancovskaja

Guido Finzi ha raccontato a noi la storia di sua zia Lucia, noi l’abbiamo raccontata ai nostri artisti, i nostri artisti la raccontano al loro pubblico che ne parlerà a famigliari e amici.

Dalla mostra  è nato una pubblicazione in doppio formato: cartaceo ed ebook scaricabile gratuitamente o ordinabile a questo link:

http://www.vanillaedizioni.com/shop/arte/in-absentia/

Su una sola cosa Hitler aveva ragione: l’arte è davvero uno strumento potente.